sabato 7 gennaio 2017

CHE COSA E' LA VERITA'




Secondo Pilato, sostenitore della mentalità sofistica del pensiero greco, la verità era soltanto di quanto tangibile e immediatamente fruibile si potesse sperimentare, cioè, conoscere la realtà di ciò che permette all’uomo di sopravvivere, come il vedere, il toccare, il pensare e così via. In effetti, la summa verità o verità universale sta al di sopra di quella terrena e non è identificabile dall’uomo. Egli, possiede solo la presunzione di conoscere la verità, quella che i suoi sensi avvertano e quella che l’esperienza gli manifesta. Tuttavia, se si supponesse che le capacità umane fossero sufficienti per qualificare la verità, esse non sarebbero capaci di leggere il tutto. Se la mente, nella sua capacità funzionale, può incamerare uno spazio pressoché infinito, nella sua elaborazione è limitata, perché il suo metro è collegato alla realtà terrena. Questa condizione pone l’uomo in uno stato di aberrazione, il quale, gli fa supporre di poter trovare la soluzione per identificare la verità, ma che in realtà potrebbe essere una verità distorta, pur esplicandosi come fondata. In realtà l'uomo non può identificare la verità perché essa è universale, altrimenti, egli avrebbe già trovato, per mezzo di essa, la pace nella sua vita o intendere il modo di fermare il tempo. Così, la verità, se si cerca di scoprirla nella sua intima forma, risulta indecifrabile, essendo che l’uomo non può leggere l'infinito. L’uomo, in ogni caso, ha bisogno del divino che gliela rivela. Anche nella situazione, ove Pilato, domanda cosa sia la verità, sorgono dei problemi cognitivi, poiché, nel chiedere il significato, di essa, pone la presunzione di credere che il pensiero razionale sia capace di intendere la piena natura della verità. Pilato, sentendo Gesù dichiarare, che la verità era in Lui, colse il momento per sapere esattamente cosa essa fosse. Giovanni 19:37 Allora Pilato gli disse: Ma dunque, sei tu re? Gesù rispose: Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce. 38 Pilato gli disse: Che cos'è verità? Esaminando, ora, la domanda di Pilato, che cosa è la verità, ci chiediamo il perché Gesù non gli abbia risposto. Diciamo, prima di tutto, che l’interpretazione più accreditata, quella che Gesù, non fu interessato a spiegargli il significato della parola verità, poiché, il concetto era determinabile oggettivamente osservando la realtà del vero e del falso, largamente sperimentato nell’esperienza di vita dell’uomo, ma piuttosto, Gesù, di fronte a Pilato, Egli era, il soggetto della verità personificata, cioè, quando Gesù disse chiunque è della verità ascolta la mia voce, la sua persona e la sua voce ovvero, Egli stesso, era la verità vivente da conoscere e seguire, mentre, il significato oggettivo della verità di cui Pilato voleva sapere, poteva apprenderlo dalla esperienza di vita che già conosceva. La domanda corretta che Pilato avrebbe dovuto fare era questa: sei tu la verità come Egli disse prima a Gesù, sei tu re? Allora Gesù, gli avrebbe risposto, come nella domanda di prima, tu l’hai detto. Riflettendo a quanto Gesù ha detto, che la verità è in Lui, rivela che la verità divina non può essere compresa con gli strumenti della conoscenza terrena, essendo che essa accoglie in se tutti gli elementi di un’esistenza immune dagli attacchi di forze distorcenti, cioè è, di natura incorruttibile. La verità, quella che è in Gesù, operante sulla terra è quell’esperienza di comportamento che ci affranca dall’ira divina ma anche da quella umana. Pilato, nel domandare che cosa fosse la verità, mostrò la sua completa ignoranza spirituale e la non conoscenza della potenza divina di Gesù.
Considerando, ora, un altro aspetto, quello del lavarsi le mani, Pilato, credette di omettersi da un obbligo spinoso, che invece lo rese compartecipe di un concorso di colpa, di cui, già sua moglie, nel sogno, previde la gravità del giudizio che suo marito stava per affrontare. Tuttavia, Pilato, conobbe la verità vivente, in Gesù, quando ricevette la notizia dal soldato che gli riferì che Gesù era veramente il Figlio di Dio. Egli ebbe la conferma di quella verità vivente, di cui, inconsapevolmente voleva sapere, la quale, gli trasformò certamene la vita.      
Pace e fede nel Signore.



giovedì 5 gennaio 2017

COME ESSERE SALVATI



Romani 10:4 La natura non suggerisce all’uomo una chiara direzione, né il motivo del percorso dell’esistenza. Essa si presenta come maestosa immutabile e misteriosa, per cui, resta indecifrabile alla mente dell’uomo. Il Creatore, per sua volontà, decide di rivelarsi all’uomo, offrendogli la sua Legge, che per mezzo della quale, l’uomo possa conoscerlo e seguire i suoi statuti, che lo portano alla conoscenza della possibilità di essere salvato. Per prima cosa, Dio, per mezzo di Mosè, dà all’uomo la Legge di comportamento, che permette all’uomo di sopravvivere, in questo mondo, secondo canoni stabiliti da Dio. Il fine della Legge è quello che ognuno conosca Gesù, per essere salvato dal peccato e ottenere la vita eterna. Verso 4.  Perciocché il fine della legge è Cristo, in giustizia a ogni credente. In giustizia, poiché solo Gesù rispecchiando la volontà di Dio Padre è Legge per gli uomini che lo crederanno, e Salvatore di tutti quelli che lo seguono. Avendo l’uomo ricevuto da Dio, il libero arbitrio, era necessario che Dio desse, le Sacre Scritture, le quali lo avrebbero istruito nelle vie divine, tramite la conoscenza del vangelo proclamato da Gesù.  Fu, così istaurato un dovere fin dai tempi di Mosè, verso 5, ………… Che l’uomo, che avrà fatte quelle cose, vivrà per esse. Che significa? Che l’uomo che avrebbe ottemperato alla legge, a sua volta la legge avrebbe testimoniato che quella persona era un osservatore della legge, e quindi, degna di essere tutelata da Dio. Se questa condizione di osservanza della legge era necessaria, per l’identificazione dell’uomo difronte l’universo, ciò lo avrebbe riconosciuto come osservatore della legge, ma ciò, non era sufficiente per essere proclamato uomo di Dio. Poiché, solo con la conversione a Gesù, si ottiene la salvezza.
Essendo che la Legge, per mezzo di Mosè, è stata confermata con la Parola di Dio, cioè Gesù, che battezza con il fuoco e con lo Spirito Santo, superiore a quella che mitigava l’ira di Dio, con i sacrifici, assistiamo a un’evoluzione dell’uomo, sia di pensiero sia dell’anima, sul rapporto che assume con Dio, essendo che, dalla carne, egli, diventa sensibile allo spirito e da esso diventa idoneo alla futura presenza a Dio. In questo  modo, essendo stata evoluta la conoscenza dell’uomo, il suo carattere spirituale è divenuto più raffinato e di conseguenza più sensibile agli attacchi del male. Poiché, la giustizia rappresentata da Gesù è assunta, da parte dell’uomo, per fede, egli, nel professarla, può esagerare nell’interpretare le cose divine e facilmente può dire, verso 6, Non dir nel cuor tuo: Chi salirà in cielo? Quest’è trarre Cristo a basso. Discutendo in questo modo, l’uomo, si sostituirebbe a Gesù, degradando, fino a terra, la sua divina opera di salvezza. Collocando Gesù, a livello di terra ci si pone a critiche umane e razionali. Bisogna, allora, che si confessi con la bocca, che il salvare appartiene solo a Gesù. Verso 9  Che se tu confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Iddio l’ha risuscitato da’ morti, sarai salvato. Ecco che per la salvezza bisogna prima credere con tutto il cuore e con tutta la mente che Gesù è il Figlio di Dio, dopo, confessare con la bocca che solo Lui è il Salvatore di tutti quelli che hanno creduto al suo nome e che hanno confessato che solo Lui salva. Verso 10  Poiché, col cuore si crede a giustizia, e con la bocca si fa confessione a salute.
Pace e fede nel Signore

giovedì 1 dicembre 2016

UNA DONNA BACIA I PIEDI DI GESU'



                  Luca 7:38 E stando a’ piedi di esso, di dietro, piangendo, prese a rigargli di lagrime i piedi, e li asciugava co’ capelli del suo capo; e gli baciava i piedi, e li ungeva con l’olio. Questi versi ci conducono a pensare che né i sacerdoti né il popolo e nemmeno gli apostoli capirono la missione salvifica di Gesù. Una donna meretrice, nonostante la moltitudine dei suoi peccati, trovatosi nelle vicinanze si avvicinò a Gesù, e con umiltà gli spalmò, mentre lacrimava, tutto il profumo che teneva in una bottiglietta. Spiritualmente, la sua anima, come profumo soave e i suoi baci come proprio pentimento, li pose ai piedi di Gesù.
Il suo comportamento, sebbene fosse silenzioso, attrasse, improvvisamente, l’attenzione di tutti i presenti e meravigliò lo stesso Gesù, che avendo visto svolgere, in anticipo, l’avvenimento della sua imbalsamazione, invece di mostrare riluttanza alla donna, ne fece una motivazione di cerimonia solenne da essere ricordata in perpetuo.
Quella donna fu alzata da Gesù agli onori divini, rendendola degna di perdono e di essere parte integrante del suo ministero della salvezza.  Essa mostra il portamento che deve avere l’uomo ai piedi di Gesù, che pur Egli stesso, avendo lavato i piedi ai suoi apostoli, essi, nel momento di bisogno non fecero altrettanto con Lui, anzi uno di loro, osò proporne di vendere la bottiglietta di profumo e con il ricavato disse di donarlo ai poveri. Ciò, non avrebbe risolto nulla, essendo che Gesù è, chi dona la vita, e quindi, bisognava assistere la fonte dell’acqua viva e non il canale.  Gli apostoli continuarono a non capire il significato, come Gesù abbia lavato loro i piedi e rotto il suo corpo e sparso il suo sangue.  Il suo, fu il comportamento del vero servitore che, da Re, mostrò agli uomini cosa è l’umiltà operata da un divino. La donna, con decisa volontà, si spogliò del valore del profumo e lo offri a Gesù, come patto d’amore e pentimento degli errori della sua vita, e con il suo silenzioso umile volto, mostrò la sua decisone di lasciare alle spalle le tenebre e le brutture della vanità e dell’illusione, decidendo di aderire con tutto il suo cuore alla fede in Gesù, fonte di ricchezza di vita e di gloria.
 Quella donna, oggi, rappresenta la chiesa che offre il profumo della fede e le lacrime dei suoi martiri, posti ai piedi di Gesù. Lei raffigura anche il popolo di Dio che lascia la mondanità, per intraprendere la via virtuosa di Dio, che è la sola ragione di vita e di prosperità in tutto l’universo. Essa, è diventata l’artefice della generosità e dell’amore, quando versò tutto il profumo nei piedi di Gesù e diede se stessa, consapevole e riconoscente del sacrificio di Cristo. Gesù la pone come la principale ospite della casa, più in alto del fariseo, che era il padrone.
Gesù, nel valutare il fariseo del suo portamento, ha giudicato il mondo di oggi, insensibile alla voce dello spirito, il solo, che apre alla fede in Dio.  Gesù con le poche parole dette specificò quanto straziante sarebbe stato il suo prossimo sacrificio sulla croce e nello stesso, rivelò l’insensibilità di quelli che si avrebbero creduti, seguaci di Dio. Così, quella donna mostrò, con le sue lacrime il dolore dei cristiani di oggi, e la fede della chiesa martoriata, per amore di Cristo. 
Pace e fede nel Signore


martedì 1 novembre 2016

GESU' CROCEFISSO



Fu un caso, che Gesù fu posto in croce tra due ladroni, o Egli ha voluto che fosse in quel modo, per mandarci un messaggio? Se leggiamo i versi nel vangelo di Matteo 5:17 NON pensate ch’io sia venuto per annullar la legge ……anzi per adempierli., ci accorgiamo che tutto quello che Gesù ha fatto e detto è stato in stretta osservanza di quanto annunziato dai profeti e confermato dalla Legge. Quando Egli operava, lasciava una traccia della manifestazione di Dio sulla terra, tale che, ognuno potesse trarre uno specifico significato divino del suo ministero. Così, nel momento in cui battezzava o quando divideva il pane, Egli, eseguiva una direttiva di Dio. Proprio quando fu sulla croce, che disse, tutto è compiuto, l’osservanza della Legge fu adempiuta, così dal principio, fino alla fine del suo soggiorno terreno. Il significato ultimo trasmesso da Gesù, vale soprattutto, per il modo in cui Egli fu messo in croce tra i due ladroni, poiché essi fanno parte a pieno titolo, al completamento del suo ministero sulla terra. Matteo 27:38  Allora furono crocifissi con lui due ladroni: l’uno a destra, l’altro a sinistra. I ladroni, non furono messi da un lato, ma uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra, per un preciso concetto divino, ignoto a quelli che lo crocefissero e agli stessi sacerdoti.
Quale poteva essere il significato di quella posizione, quanto mai singolare?  Esaminiamo prima il significato delle tre croci, ove al centro stava Gesù. La croce, oltre a mostrarci Gesù martoriato per il sacrificio, ci ricorda le sue parole quando aveva detto di essere, la via, la verità e la vita, e di essere l’Alfa e l’Omega. Se l’Alfa, rappresenta il principio del creato e non il regno di Dio, allora, quando il Signore fece crescere la vegetazione nel Giardino di Eden, già l’albero della vita, rappresentava Gesù, che è la vita ed è anche l’Alfa, mentre l’Omega, avrebbe avuto il significato della fine della sua dimora sulla terra e non quella in cui si trova, nel regno di Dio, che è eterno.
Da tutto questo si deduce che i ladroni, rappresentarono l’albero della conoscenza che stava, nel Giardino, accanto all’albero della vita. Così, nel Golgota, quando uno dei ladroni si convertì a Gesù, raffigurò il ramo del bene dell’albero che passò dalla parte di Gesù, mentre l’altro ramo della conoscenza, rimase nel lato del male.  Lo stesso quadro della croce, come fase finale di Gesù sulla terra, ci richiama l’Omega, con riferimento a quello che Gesù era l’Alfa, nel Giardino di Eden che era anche la vita.  In quel momento, nel Golgota, lo scontro con le forze avverse, fu aspro ma Gesù li vinse offrendosi come l’agnello senza macchia e uomo senza peccato, e la croce, simboleggiò la spada conficcata nel cuore di satana, sconfitto e saldamente inchiodato.
Una lettura, questa, che coinvolge tutto il percorso biblico dalla Genesi fino al sacrificio, mentre resta attuale il ministero di Gesù operante alla destra del Padre e del suo ritorno. Ricordare di leggere le sue promesse è un obbligo, essendo che abbiamo a che fare con Dio. Quanto appreso da questa interpretazione, ci rafforzerà di credere in Lui e della realtà del suo ritorno. Egli solo potrà porre fine al nostro dolore, essendo Egli, il Creatore di tutte le cose e soprattutto, di noi.
Pace e fede nel Signore

sabato 1 ottobre 2016

LA LAMPANA



Apocalisse 22:5 E quivi non sarà notte alcuna; e non avranno bisogno di lampana, né di luce di sole; perciocché il Signore Iddio li illuminerà, ed essi regneranno ne’ secoli de’ secoli.
Se la lampana del Regno di Dio, è Dio e quella della terra è il sole, come possiamo comprendere il processo produttivo della luce, se da essa fuoriesce una realtà mancante di luce? Ovvero, come ha potuto, Dio, essendo Luce, creare l’universo e i pianeti mancanti di luce e lo stesso sole, che è la settima parte della luce di Dio e quindi, la sua ombra? La Luce produrrebbe una realtà mancante della sua stessa sostanza? E se è sì. Il processo del creato, non contrasterebbe la natura di Dio, essendo che Egli abbia creato l’uomo a sua immagine che nella sua fase produttiva, concepisce un suo simile? Come dire luce, produce luce. Il creato di luce e tenebre, dimostrerebbe una deficienza o una volontà di scelta di Dio?  Se è una scelta, è possibile trovare i motivi per cui Dio abbia deciso in questo modo?  
Isaia 45: 6,7 Io sono il Signore, e non ve n’è alcun altro,  che formo la luce, e creo le tenebre; che fo la pace, e creo il male. Io sono il Signore, che fo tutte queste cose.
Conoscendo la natura di Dio, attraverso la conoscenza delle Sacre Scritture, viene da immaginare che Dio, in effetti, non è luce come sorgente di un’identità non identificabile ma è persona Spirito, Egli contiene in se, tutte le realtà dell’eterno processo di vita, nella quale persona, la luce è un suo elemento caratteristico. Matteo 6:22 La lampana del corpo è l’occhio; se dunque l’occhio tuo è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato.
Se l’occhio rappresenta la lampana dell’uomo ed è la luce che illumina il corpo, la Luce di Dio rappresenterebbe il suo occhio che guarda e guida tutto il creato. Giovanni 9:5  Mentre io son nel mondo, io son la luce del mondo. Bene dice Gesù, che è la luce del mondo, poiché rafforza il significato che la luce di Dio è il suo occhio che illumina il creato e su l’uomo è sapienza divina, superiore alla totalità dell’intelligenza umana.
L’uomo con la lampana, che è il suo occhio, deve guidare la sua persona verso la sorgente della Luce, cioè verso l’incontro personale con Dio, che è Luce che illumina il creato e sapienza che lo governa. Infatti, tutti i corpi celesti che sono in esso, essi si muovono secondo il suo comando. L’occhio dell’uomo non sarà cieco né confuso se nel cammino della sua esistenza avrà come obiettivo, il seguire la Luce della stella del mattino, cioè Gesù. A sua volta, egli sarà luce per gli uomini che non conoscono Dio e sarà come un faro che illumina il luogo di salvezza, essendo anch’egli, sale della terra.
Per conseguenza sarà baluardo di fede in un mondo che per volontà propria, ha scelto la via cieca e senza valori, tralasciando di riconoscere il Creatore benedetto in eterno. Se vogliamo confermare che i nostri occhi siano la lampana del nostro corpo, non possiamo non comprendere questo insegnamento che ci apre la via del divino e dell’eterno splendore, ove Dio è Luce, Sapienza e Amore.
Pace del Signore.