mercoledì 15 luglio 2020

PERCHE' GESU' PIANSE?

         La Parola, seconda Persona di Dio, essendo il Creatore di tutto il visibile e dell’invisibile, non può assuefarsi a nessuna debolezza né tanto meno al pianto, sebbene, Dio, abbia dimostrato il suo carattere di pentimento, di dolore, di giustizia e di ira, come nel caso di Saul, quando ordinò la distruzione degli Amaleciti all’interdetto. Grave sarebbe, secondo alcuni pensatori, se il divino piangesse per un motivo ritenuto dall’uomo di profondo dolore, anche se fosse per un caso estremamente eccezionale, ciò sarebbe da paragonarlo a un architetto che piange per una anomalia del suo lavoro. Diverso è il caso di Gesù quando operava sulla terra. Esaminando i casi, in cui, Gesù pianse in certe circostanze del suo ministero sulla terra, il suo pianto è da essere collegato alla sua relazione divina e al suo sentimento straordinario di amore, per il fatto che, in Gesù, si fondano due sentimenti straordinari di amore, uno spirituale che è quello della Parola incarnatosi nel momento della sua nascita, l’altro di se stesso come seme di Dio. Sul caso di Lazzaro, se Gesù, come Parola, poteva controllare il dispiacere della morte, Gesù carne, per il legame d’amicizia e quello umano, al di sopra di ogni intendimento terreno, sentì una forte commozione che lo portò a lacrimare. Gesù fu sensibile ai fatti e alle vicende che si susseguirono nel suo ministero, più di ogni altro uomo, per cui, ciò che Egli provava, era di gran lunga diverso e significatamene più profondo da quello che avrebbe provato un uomo comune. Giovanni 11:35 Dove l’avete posto? Gli dissero: Signore, vieni a vedere! Gesù scoppiò in pianto…. Tuttavia, vi sono circostanze, nei quali, Gesù esprime un pianto implicito non manifesto, per esempio, quando si addolora dello stato d’essere di Gerusalemme che non seguiva le vie del Signore. In quel caso, nel suo pianto soppresso, prevale la trasmissione del sentimento della delusione di Dio verso Gerusalemme che è trasmessa al cuore di Gesù.  Matteo 23:37 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! In altra occasione Gesù piange con manifestazione di dolore universale prodotto dallo scopo del risultato della sua missione. Luca 19: 41- 42 Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace…. L’oggetto rilevante, per cui, Gesù pianse è riferibile alla non comprensione del popolo di Israele del significato della sua presenza ma ancora più grave della sua riluttanza di consideralo Figlio di Dio.  Facciamoci una domanda: Gesù, col pianto ha dimostrato debolezza ovvero consapevolezza della debolezza dell’uomo? Certamente per la seconda. Matteo 24:21 Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà. La volontà di Gesù di scendere sulla terra per salvare l’uomo coincide con il suo pianto nel guardare il peso del peccato concretizzatosi con la morte scaduta sull’uomo ma nello stesso tempo ci dice che non sarà più così, quindi considera questo peso l’unnico e giustifica l’uomo che lo sopporta.  La salvezza non è cosa da poco e lo dice Dio stesso che ha dato il suo unigeno Figlio per il sacrificio della liberazione della morte, Apocalisse 7:16 Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, 17 perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi.
Pace e fede nel Signore

giovedì 9 luglio 2020

PERCHE' L'UOMO GIUDICO' GESU' ?



         Una domanda che molti fanno è: perché Gesù, seconda Persona della Trinità, sceso sulla terra per salvare l’umanità, dopo avere insegnato nel Tempio le vie del Signore e istruito Nicodemo di cose altamente divine e, non per ultimo, ha giudicato la meretrice dalla lapidazione, alla fine del suo ministero possa essere stato giudicato, condannato e ucciso dall’uomo? Se Dio ha discusso con Abraamo con linguaggio e sentimento umano, considerandolo amico, come può l’uomo comprendere il suo coinvolgimento decisionale al giudizio di condanna verso Gesù? Bisogna dire, che se il significato di quell’evento di giudizio umano contro il divino, contrasta la cognizione razionale dell’uomo, certo non lo è per Dio. Si suppone che l’uomo, per la sua netta debolezza e limitata visione di pensiero è stato oggetto esecutore di operare un giudizio mortale a Gesù in carne ma mai a Gesù Parola. Chiaro è che la creatura è diventata per un attimo cieca per non avere visto la grazia di Dio e temeraria per non avere considerato la potenza delle opere di Gesù Figlio di Dio sulla terra.  Se l’uomo si dovesse dare gloria, ricordiamo che gloria non ha, anzi l’uomo ha mostrato la sua completa cecità in un momento in cui doveva vedere la presenza di Dio. L’uomo, dicendo di conoscere le vie della ragionevolezza, non è nel vero e se poi implora il giudizio di Dio sopra di lui è uno stolto.  Romani 3:7 Ma se per la mia menzogna la verità di Dio risplende per sua gloria, perché dunque sono ancora giudicato come peccatore? L’uomo resta sempre un peccatore graziato, perché non ha saputo, fino ad oggi, riconoscere il dono di Dio nella persona di Gesù né tanto meno dell’obbrobrio di avere condannato e ucciso il Figlio di Dio, in carne. Non può essere più cancellato né in questo mondo né nell’altro che l’uomo ha giustiziato Colui che è venuto a liberarlo dalla morte. Tuttavia, se alla colpevolezza dell’uomo possa essere attribuita una scusante, Dio, lo ha già fatto con la salvezza ma ora resta necessaria una profonda consapevolezza di riconoscere il grande dono universale ricevuto. Ecco la discriminante che ci fa favore di fronte al giudizio di Gesù, che questa volta è Lui solo a giudicare e condannare l’uomo e il mondo. Dobbiamo ora cercare di capire il perché Dio ha permesso all’uomo di giudicare Gesù, suo unico diletto Figlio anziché salvare l’umanità solo con un comando della Parola. Cominciamo a dire che Dio è immutabile nelle sue promesse e in virtù di tale principio, le condanne date ad Eva e a Adamo sono da interpretarle perpetue, cioè a tempo indeterminato finché esiste l’uomo sulla terra. Per annullare la condanna perpetua il sacrificio umano non sarebbe stato sufficiente ma era necessario un sacrificio divino per abolire una legge eterna. Così Dio ha mandato Gesù per suburre il sacrifico ai fini di annullare la morte. Ne deriva che, essendo Gesù, in carne, il giudice, per determinatezza è stato un uomo. Questo è quanto con azzardo si possa comprendere dei motivi della discesa di Gesù sulla terra. Ma se alcuni facessero la domanda, come mai, Dio, che sa ogni cosa non ha preveduto che accadesse il peccato dell’uomo? Secondo alcuni studiosi, l’uomo nel conoscere il bene e il male, doveva anche conoscere gli effetti del male, cioè, la conseguenza della condanna di morte. Egli non l’avrebbe mai compresa senza l’esempio di Cristo.    
Pace e fede nel Signore