mercoledì 27 maggio 2026

LA CHIESA OGGI

 


 

La chiesa cristiana di oggi non gode di una buona salute, per questo, vogliamo evidenziare alcuni aspetti che rivelano quanto desiderio si abbia nello sperare del ritorno della antica dottrina con sincerità di fede. Gli alti locati del clero dicono che la chiesa oggi si poggia su tre ingredienti: fiducia, umiltà e comprensione. Secondo noi questi riferimenti sono imbevuti da un fumus culturale mondano e tralascino la vera motivazione del credo che si dovrebbe attingere dagli insegnamenti di Gesù, Capo della Chiesa. La parola fiducia è stata surrogata dalla parola emotiva della fede, divinamente richiesta come prima condizione di amare Dio, invece, si oblitera ponendo la fiducia che come base letteraria ovattata da un fascino culturale della ragione. Qui il primo distacco di prevalenza logistica razionale che prevale sul sentimento di fede è già amalgamato da tempo tra i ricordi arcani. Se la fiducia è chiesta come fondamento solido nel rapporto societario per il bene e il progresso sano di una civiltà non può essere anteposto alla fede nel considerare la professione della fede, legame divino, che è primo in assoluto. Sembra che vi sia, in occulto modo, di non evidenziare la fede nei discorsi eloquenti perché sa di arcano o di superato linguaggio o forse, di retrodato pensiero. Ecco che prende luogo la parola fiducia che spazia nei cuori dei prelati facendola diventare soggetto primo di base per l’insegnamento religioso, obliterando la vera fede dichiarata da Gesù. Considerando adesso l’umiltà: si evidenzia nei prelati e teologi, un forte tentativo di nascondere il vero carattere egoistico di chi deve evangelizzare la parola di Dio, ma che preferisce un accostamento all’atteggiamento opportunismo mascherato dal manto di pecora. Così si menziona l’umiltà essendo concorde con l’opinione diffusa che stanca dei discorsi corrotti opta per una società umile, considerandola umana e conforme a quanto Gesù insegna, non avvertendo che si allontana dai principi religiosi mentre finge di essere osservatore della fede in Cristo. Considerando adesso la parola comprensione: questa parola è l’anima di chi è propenso ad aiutare il prossimo immedesimandosi sui suoi problemi, mentre offre il suo sostegno incondizionato come se fosse un samaritano. In realtà la comprensione è usata molto ma con pochi frutti nel immedesimarsi agli altri. Il clero si atteggia proponendo i suoi consigli ma non esamina i problemi dei bisognosi, piuttosto comprende e consola con parole di affabile collaborazione ma è lungi da attuarsi come un samaritano. Non è allora efficace considerare la comprensione se le condizioni non sono permissive di un aiuto concreto. Basta comprendere e affiancarsi al dolore del bisognoso che sarebbe di gran lunga meritevole l’atto collaborativo che riempirlo di consigli e soluzioni che poco danno di aiuto e che il sentimento di comprensione sincero e il medesimarsi è meglio di quello di offrire con parole vuote. Tuttavia, i consigli possono aiutare molto se corretti e puri da ogni ipocrisia.         

 

lunedì 25 maggio 2026

GESU' EDIFICA LA SU ACHIESA

 


 

Matteo 16:18 E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere. A Simone Gesù gli ha cambiato nome, chiamandolo Pietro. Con questo nome Gesù ha voluto trasmettere al mondo la base su cui si poggeranno i cristiani. Tuttavia, resta una emblematica dichiarazione fatta da Gesù a Pietro con la quale gli avrebbe affidato la fondazione della sua chiesa. Esaminiamo le parole su questa pietra, essendo che, pietra e Pietro hanno lo stesso significato ma che assumono significato diverso se non si identifica la persona o la cosa su cui Gesù stava riferendosi. Questo rimane un problema apparentemente irrisolvibile se rapportiamo la pietra riferita da Gesù all’oggetto che sarebbe stato preso in considerazione durante il colloquio o a Pietro come fiduciario e delegato di essere stato scelto per guidare la chiesa di Cristo. Se consideriamo la pietra essere il riferimento, dobbiamo associare il discorso alla pietra, di cui, Gesù ne è rappresentante della costruzione della chiesa, come pietra angolare, se invece si riferisce alla persona Gesù, come capo della chiesa, allora, il Capo darebbe mandato a Pietro di fondare la chiesa come cristiani e quindi la piena evangelizzazione al mondo della buona novella su cui si radicherebbe il vero significato sulla persona Pietro. Sulle parole edificherò la mia chiesa, vale il riferimento che Gesù sarà partecipe principale sulla sorte del suo avanzamento e sulla difesa della chiesa contro satana. Sebbene Gesù abbia detto a Pietro di dargli mandato di essere il fondamento della chiesa, Egli, ne rimane il Capo indiscusso della sua chiesa sulla terra. Ne è conferma il fatto che Gesù dice che alla sua assenza manderà il suo Consolatore a guidare la sua chiesa con gli stessi suoi insegnamenti ed attuerà un’azione di difesa contro gli attacchi di satana. Come si vede il progetto di Gesù è completo in ogni sua parte sia riferibile alla guida materiale con Pietro che in quella spirituale con il Consolatore.  Il tutto fa capo a Gesù essendo che la chiesa gli è stata affidata da Dio Padre a Gesù, lo ricordammo quando dice Giovanni 17:6 Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola. La chiesa sembra appartenere a Dio come parte del suo ministero della salvezza e che viene offerta a Gesù per il beneficio del sacrificio fatto sulla croce, di cui, Dio ne è partecipe nel seguire tutti i passaggi per il raggiungimento dello scopo. Avendo creato l’uomo con le sue stesse mani ne goderà il fine nel momento della salvezza ove gli uomini saranno presenti nel suo regno tutelati come pupilla dei suoi occhi. L’esistenza non si fermerà in questo mondo ma proseguirà in un altro mondo sotto l’egida di Gesù in eterno. Infatti ciò che Dio ha creato con le sue mani non può avere fine se non l’eterno vivere. A Lui sia la gloria.  

Pace e fede nel Signore       

 

martedì 19 maggio 2026

IL RAPPORTO DELL'UOMO CON DIO

 


 

l rapporto che esiste tra gli uomini dipende dalle relazioni che sorgono tra gli uni e gli altri che governano la fattispecie umana in questo mondo. I sentimenti sono condivisi e proporzionati a quello che si riceve, tale da rendere funzionale il sistema esistenziale in un lungo tempo indefinito. Questo sistema non coincide con il rapporto che l’uomo deve avere con Dio, essendo l’uomo materia creata, la quale, segue una traiettoria super naturale di divina origine, mentre Dio è divino di per sé. In effetti il rapporto dell’uomo verso Dio prende forma dalla struttura carnale che si relaziona con quella di Dio che è spirituale. Tra i due l’uomo è trino con carne, anima e spirito, simile ma non uguale a Dio, che è Trino come Padre, Figlio (la Parola) e Spirito Santo. Questo significa che Dio domina la carne perché Spirito Creatore della carne e per questo ha in ogni circostanza compassione dell’uomo. Alla frase: Genesi 6:3 Il Signore disse: «Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne. Dio pone una condizione limite della sopportazione dello spirito divino verso la carne. Se l’uomo non riesce a rendersene conto della sua dipendenza spirituale perde il rapporto con Dio e Dio, nel caso in oggetto, ne limita l’esistenza come l’ha portata a 120 anni.  Consideriamo la trinità dell’uomo in riferimento alla carne, egli dovrebbe osservare le regole dettate da Dio, ma non è sempre possibile, infatti, lo stesso Paolo dice che faccio sempre quello che non vorrei fare. A questa deficienza dell’uomo Dio dona spesso il suo perdono affinché lentamente egli si ravveda. Avendo visto che Dio concede grande consapevolezza e perdono sia nei confronti della debolezza della carne e sia di quella detta prima, dello spirito, diverso è il caso sulla debolezza dell’anima. Qui l’anima pecca e paga il fio, essendo che essa rispecchia quell’anima vivente di Adamo ed Eva, che essendo loro a conoscenza delle direttive di Dio, perché l’anima conosceva Dio, hanno disatteso le norme di Dio. Come dire che tra l’auto, il conducente e la benzina che fa muovere il corpo auto, chi paga l’infrazione è il conducente e quindi è l’anima dell’auto a pagare, essendo la carrozzeria la carne, la benzina lo spirito e l’anima il conducente. Ecco che quando Dio pose il limite all’età dell’uomo non si rivolse al corpo o allo spirito ma direttamente all’anima dell’uomo che pur sapendo, ella disattese la regola di Dio. Il rapporto di quanto possiamo intendere è riferibile all’anima e non al corpo. Ma allora quando l’uomo viene colpito da malattie o diventa zoppo o altro, cosa succede? Succede che la carrozza è investita e che il conducente, anima, deve stare attento a guidare il suo corpo. Meglio che si entra con un occhio o con un arto in meno nel regno di Dio che avere l’anima in peccato dice Gesù. Quindi quello che vale è il conducente che deve essere sano e puro.

Pace e fede nel Signore