martedì 16 giugno 2026

COSA VUOLE GESU'

 

Dopo che abbiamo letto il vangelo abbiamo imparato quello che Gesù ha fatto e ha insegnato. Ma vi sono alcune richieste, da parte di Gesù, che sottovalutiamo considerandoli solo parole. Matteo 9:13 Ora andate e imparate che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrificio, poiché, io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori. Parole semplici ma che racchiudono un grande significato e impegno di capirle da parte dei credenti. Incominciamo a considerare la prima parola misericordia: perché Gesù chiede misericordia se è venuto a dare amore, ha comandato il mare e fermato la morte facendo risuscitare i morti? Non avrebbe Gesù dovuto chiedere onore, riconoscimento e sottomissione, per avere preso la causa del mondo e salvato l’uomo? La misericordia, ciò che Gesù chiede, configura la compassione e la pietà che l’uomo dovrebbe dargli contro al modo che lo ha fatto morire in croce. Nessun merito di offerta sarebbe degno l’uomo, secondo logica razionale terrena. Eppure qui sta la illogicità superiore di Dio di chiedere misericordia contro la logica umana considerata sensata. Consideriamo adesso la parola sacrificio: esso si riferisce ai sacrifici di animali in olocausto e a quelli che si compravano usando il denaro per sacrificarli davanti al tempio, ove Gesù stesso, ne abbatté i tavoli dei venditori. Il sacrificio è nulla se il cuore è lungi da Dio. Così pure il sacrificio che Gesù ripudia è una offerta impropria essendo Lui presente, come se fosse un pagamento per il suo sacrificio mescolando Dio e mammona. Gesù non ordinò mai agli apostoli di prendere denaro ma misericordia da chi li avesse ospitati. Come Dio ha provveduto per Gesù provvederà per chi si affida con fede alle sue parole.  Esaminiamo adesso le parole, non sono venuto a chiamare i giusti: da come è esposta la frase si può pensare che i giusti, poiché tali, non hanno il privilegio di essere considerati bisognosi di Gesù. Ma allora, che utilità si avrebbe di essere dei giusti? Diversamente il significato è questo: che se il mondo fosse un mondo di giusti che interesse avrebbe avuto Gesù di venire? Quindi la frase, non sono venuto per i giusti, si riferisce a, non sono venuto in un mondo di giusti ma di peccatori, inglobando Gesù tutto il mondo, essendo che non ce ne uno senza peccato.  Quindi Gesù non è venuto per salvare i peccatori come se fossimo dall’origine peccatori, e quindi, come se Dio abbia fatto l’uomo ab origine peccatore, ciò non sia, ma peccatore è diventato perché il peccato è entrato nell’uomo già giusto. 

Pace e fede nel Signore 

 

mercoledì 27 maggio 2026

LA CHIESA OGGI

 


 

La chiesa cristiana di oggi non gode di una buona salute, per questo, vogliamo evidenziare alcuni aspetti che rivelano quanto desiderio si abbia nello sperare del ritorno della antica dottrina con sincerità di fede. Gli alti locati del clero dicono che la chiesa oggi si poggia su tre ingredienti: fiducia, umiltà e comprensione. Secondo noi questi riferimenti sono imbevuti da un fumus culturale mondano e tralascino la vera motivazione del credo che si dovrebbe attingere dagli insegnamenti di Gesù, Capo della Chiesa. La parola fiducia è la surrogazione della parola emotiva fede, divinamente richiesta come prima condizione di amare Dio, invece, si oblitera ponendo la fiducia che come base letteraria ovattata da un fascino culturale della ragione. Qui il primo distacco di prevalenza logistica razionale che prevale sul sentimento di fede è già amalgamato da tempo tra i ricordi arcani. Se la fiducia è chiesta come fondamento solido nel rapporto societario per il bene e il progresso sano di una civiltà non può essere anteposto alla fede nel considerare la professione della fede, legame divino, che è primo in assoluto. Sembra che vi sia, in occulto modo, di non evidenziare la fede nei discorsi eloquenti perché sa di arcano o di superato linguaggio o forse, di retrodato pensiero. Ecco che prende luogo la parola fiducia che spazia nei cuori dei prelati facendola diventare soggetto primo di base per l’insegnamento religioso, obliterando la vera fede dichiarata da Gesù. Considerando adesso l’umiltà: si evidenzia nei prelati e teologi, un forte tentativo di nascondere il vero carattere egoistico di chi deve evangelizzare la parola di Dio, ma che preferisce un accostamento all’atteggiamento opportunismo mascherato dal manto di pecora. Così si menziona l’umiltà essendo concorde con l’opinione diffusa che stanca dei discorsi corrotti opta per una società umile, considerandola umana e conforme a quanto Gesù insegna, non avvertendo che si allontana dai principi religiosi mentre finge di essere osservatore della fede in Cristo. Considerando adesso la parola comprensione: questa parola è l’anima di chi è propenso ad aiutare il prossimo immedesimandosi sui suoi problemi, mentre offre il suo sostegno incondizionato come se fosse un samaritano. In realtà la comprensione è usata molto ma con pochi frutti nel immedesimarsi agli altri. Il clero si atteggia proponendo i suoi consigli ma non esamina i problemi dei bisognosi, piuttosto comprende e consola con parole di affabile collaborazione ma è lungi da attuarsi come un samaritano. Non è allora efficace considerare la comprensione se le condizioni non sono permissive di un aiuto concreto. Basta comprendere e affiancarsi al dolore del bisognoso che sarebbe di gran lunga meritevole l’atto collaborativo che riempirlo di consigli e soluzioni che poco danno di aiuto e che il sentimento di comprensione sincero e il medesimarsi è meglio di quello di offrire con parole vuote. Tuttavia, i consigli possono aiutare molto se corretti e puri da ogni ipocrisia.         

 

lunedì 25 maggio 2026

GESU' EDIFICA LA SUA CHIESA CHIESA

 


 

Matteo 16:18 E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere. A Simone Gesù gli ha cambiato nome, chiamandolo Pietro. Con questo nome Gesù ha voluto trasmettere al mondo la base su cui si poggeranno i cristiani. Tuttavia, resta una emblematica dichiarazione fatta da Gesù a Pietro con la quale gli avrebbe affidato la fondazione della sua chiesa. Esaminiamo le parole su questa pietra, essendo che, pietra e Pietro hanno lo stesso significato ma che assumono significato diverso se non si identifica la persona o la cosa su cui Gesù stava riferendosi. Questo rimane un problema apparentemente irrisolvibile se rapportiamo la pietra riferita da Gesù all’oggetto che sarebbe stato preso in considerazione durante il colloquio o a Pietro come fiduciario e delegato di essere stato scelto per guidare la chiesa di Cristo. Se consideriamo la pietra essere il riferimento, dobbiamo associare il discorso alla pietra, di cui, Gesù ne è rappresentante della costruzione della chiesa, come pietra angolare, se invece si riferisce alla persona Gesù, come capo della chiesa, allora, il Capo darebbe mandato a Pietro di fondare la chiesa come cristiani e quindi la piena evangelizzazione al mondo della buona novella su cui si radicherebbe il vero significato sulla persona Pietro. Sulle parole edificherò la mia chiesa, vale il riferimento che Gesù sarà partecipe principale sulla sorte del suo avanzamento e sulla difesa della chiesa contro satana. Sebbene Gesù abbia detto a Pietro di dargli mandato di essere il fondamento della chiesa, Egli, ne rimane il Capo indiscusso della sua chiesa sulla terra. Ne è conferma il fatto che Gesù dice che alla sua assenza manderà il suo Consolatore a guidare la sua chiesa con gli stessi suoi insegnamenti ed attuerà un’azione di difesa contro gli attacchi di satana. Come si vede il progetto di Gesù è completo in ogni sua parte sia riferibile alla guida materiale con Pietro che in quella spirituale con il Consolatore.  Il tutto fa capo a Gesù essendo che la chiesa gli è stata affidata da Dio Padre a Gesù, lo ricordammo quando dice Giovanni 17:6 Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola. La chiesa sembra appartenere a Dio come parte del suo ministero della salvezza e che viene offerta a Gesù per il beneficio del sacrificio fatto sulla croce, di cui, Dio ne è partecipe nel seguire tutti i passaggi per il raggiungimento dello scopo. Avendo creato l’uomo con le sue stesse mani ne goderà il fine nel momento della salvezza ove gli uomini saranno presenti nel suo regno tutelati come pupilla dei suoi occhi. L’esistenza non si fermerà in questo mondo ma proseguirà in un altro mondo sotto l’egida di Gesù in eterno. Infatti ciò che Dio ha creato con le sue mani non può avere fine se non l’eterno vivere. A Lui sia la gloria.  

Pace e fede nel Signore