lunedì 29 giugno 2026

L'AMORE IN CONFLITTO

 


 

Possiamo definire l’amore come il sentimento affettivo dominante che si manifesta nel cuore dell’uomo nel momento in cui vuole condividere una necessità di conforto. Esso trasmette agli altri la sensazione di intimo desiderio di unione e altruismo.  Questo è il sentimento che Dio vuole che cresce in noi come base di convivenza somigliante all’amore collaborativo degli angeli virtuosi per il fatto che saremo trasformati in angeli del cielo, come lo afferma Gesù.  Matteo 22:30 Perché alla risurrezione non si prende né si dà moglie; ma i risorti sono come angeli nei cieli. Tuttavia, si deduce che l’amore umano non può essere uguale all’amore di Dio, essendo che, anche se vi fosse il più profondo amore terreno, esso si troverebbe inferiore a quello di Dio e in certi casi, anche in contrasto. Si ricordi l’amore di Abramo nel momento di sacrificare suo figlio Isacco, ove in quel momento si sono contrapposti due amori, quello divino e quello umano e tra di essi il capro espiatorio fu rappresentato della vita di Isacco. Lì si è visto da un lato Dio che fece leva sulla fede di Abramo mettendo sul piano dell’accadimento un risultato incerto, dall’altro Abramo, che pose la sua fede sulla sollecitazione della pietà di Dio. Un momento di silenzio si manifestò tra Dio ed Abramo, mentre nel mezzo, stava la ingenuità di Isacco che aveva posto la totale fiducia in suo padre. L’arma della morte era pronta a colpire mentre Abramo con gli occhi guardava Dio. Un dilemma che non poteva essere risolto nemmeno con il pianto dell’uomo. Gli amori si sono scontrati tra Abramo che rifletteva e Dio che stava in pausa, uno sulla esecuzione che doveva fare e Dio sulla responsabilità della creazione dell’uomo che aveva fatto. La decisione, Dio, la fece cadere sul sacrificio di un ariete, per premiare la fede di Abramo. Qui è l’amore immenso di Dio che sovrasta quello dell’uomo in una vastità di sentimento incomprensibile, essendo che, Dio al sacrificio di Isacco, offrì quello del proprio Figlio Gesù come salvezza universale. Quell’incontro non fu solo una prova per saggiare la tempera della fede di Abramo ma fu il proponimento di Dio di mandare o no Gesù sulla croce.  Dio mostrò il più alto e il più profondo sentimento di amore che l’uomo possa mai immaginare né capire. Infatti, nessuno può comprendere il significato della croce, dove Gesù espresse il sentimento d’amore più profondo affrontando il momento della morte: Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno. Da questo scaturisce che l’amore divino è così incompreso dall’uomo che può porre in conflitto il suo amore contro quello divino. Si ricordi Pietro quando mise la propria vita a difesa di Gesù, ed Egli gli rispose: va via satana? Così, si comprende che l’uomo non può essere sicuro di quello che deve dire né di quello che deve fare o che sia conforme alla volontà di Dio, perché la sua mente è di terra e Dio è Dio. Sulla croce Gesù espresse il vero significato dell’amore divino trasmesso al cuore dell’uomo. L’uomo non saprà mai formulare il vero significato dell’amore divino fino a quando non capirà il sacrificio di Gesù che nella sua morte ha vinto il mondo. Ma se lo ha capito satana, l’uomo con l’aiuto dello Spirito di Dio deve farcela se rinnova la sua fede ogni giorno.  

Pace e fede nel Signore                             

 

 

 

 

giovedì 25 giugno 2026

IL DIO DELLA VITA E DELLA MORTE

 


 

È un mistero comprendere come l’uomo essendo stato creato da Dio sia sottoposto alla morte. Se anche l’universo e il mondo stesso nel crearli ha esclamato che ogni cosa era buona, perché Dio li ha sottoposte alla morte? Perché ha fatto l’uomo alla sua immagine se il tutto deve soccombere? Domande a cui la mente dell’uomo non può rispondere essendo l’uomo come l’argilla che, se pur perisce, Dio ha detto che quel vaso era buono. Tuttavia, all’uomo ha riservato un privilegio di essere trasportato nel suo regno per seguire la vita e la legge dell’eterno. Se Dio nel suo regno è il Dio dell’eternità e della vita infinita, nelle tenebre può essere Dio della vita e della morte.  Esodo 11:4 Mosè disse: Così dice il Signore: Verso mezzanotte io passerò in mezzo all'Egitto 5 e ogni primogenito nel paese d'Egitto morirà... Dio passando in Spirito nella terra d’Egitto, seminò la morte. Egli si è fatto esecutore di una pena contro ciò che ha creato, raffigurandosi come un padre terreno che rettifica i figli anche con la morte. Questa severità nasce non dalla sua indole, poiché, Dio è amore, ma dalla grave colpa di Adamo ed Eva, che hanno disubbidito un comando decisivo di Dio. Tuttavia, la loro disubbidienza fu già considerata da Dio, in modo illogico per l’uomo ma logico per Dio. Così, Dio punisce anche con la morte riservando all’anima di sottoporsi al giudizio di discolpa. Da questo, si nota che Dio dà vita e morte secondo il suo volere e la proporzionalità divina come si dispone. Con sentimento volitivo può far eccedere il suo amore e il perdono come può far pervenire la morte istantanea sempre a beneficio del morto, secondo i suoi piani divini sconosciuti alla logica umana. Dio è Dio e non è sottomesso a nessuno se non alla sua persona e alla legge che pone tra Egli stesso e l’uomo. Dio può anche pentirsi come lo fece con il diluvio, ma il risultato è sempre a beneficio dell’uomo perché Dio lo ha creato nelle tenebre per provarlo al fine glorioso di sopravvivenza eterna. L’uomo fa talmente eccezione tra tutte le cose create da Dio in questo universo, che per lui ha sacrificato il proprio Figlio Gesù facendogli sperimentare la morte dell’uomo sulla terra. Così, per ottenere l’uomo eterno, Dio, ha dovuto crearlo nelle tenebre come la luce che nel principio era mista con le tenebre e poi fu separata come similmente una rosa che nasce tra le spine e poi raccolta. Dio non ha piacere di dare la morte, ma è lo strumento perché l’uomo capisca che solo Dio è quello che dispone tutto. Anche Gesù ha dovuto esperimentare la morte che pur dolendosi di morire sulla croce ogni cosa fu fatta perché l’uomo capisse che dopo la morte vi è la vita, come Egli stesso è risorto. Non sappiamo l’umanità morta per causa dell’ira di Dio dove va a finire, ma certo è che la loro esistenza non sarà considerata inutile nel mondo, essendo che, tutto muta e tutto si rinnova secondo la legge dell’universo che Dio ha fatto. Niente è inutile in questo mondo per il sol fatto chi è nato e che è vissuto, ed essendo che, Dio che gli ha dato lo spazio di tempo a suo favore e il godimento della natura di questo mondo non può dileguarsi nel nulla.  

Pace e fede nel Signore