venerdì 19 giugno 2026

IL SACRILEGIO DI ERODE

 


Il re Erode, travagliato nel credere in Dio, provava un senso di timore verso Giovanni Battista, per questo motivo, lo lasciava predicare tra il popolo, tenendosi reticente ad impedirlo. Egli sapeva che Giovanni era da Dio e non replicava ai richiami morali che gli faceva, in riguardo al matrimonio di Erode ed Erodiate in condizione di adulterio contro il fratello Filippo. Questo trasgredire è stato il principio della sua caduta in perdizione, essendo che, Dio ha messo a confronto Erode e Giovanni per mostrare ad Erode quanto dannosa e sanguinaria possa essere la disubbidienza a Dio nella propria vita e nella vita degli altri. Su questo contesto si sono opposti due ideali, quello modano di Erode, coinvolto da Erudiate, e quello spiritale del Battista che era saldo fortemente alla fede in Dio. Nel mezzo si pone l’intromissione di satana che si impossessa di Erodiate, la quale, prende come strumento di seduzione la figlia danzatrice. Si atteggia così, per certi aspetti un dramma simile a quello di Adamo ed Eva, nel quale, fa da influencer la seduzione.  Satana a quanto si possa capire fa persistere l’adulterio come vittoria mondana e la terribile morte di Giovanni Battista, come contrasto al divino. Ma mentre la scena si svolge tra il mondo e lo spirito, si evidenzia la presenza di Gesù che sembra essere riflessiva e non in azione. Come possiamo intendere l’evento che ha posto in essere l’arresto e la morte di Giovanni?  Se dovesse sembrare che Gesù si pose solo come spettatore senza essere intervenuto con un potente miracolo, dobbiamo considerare anche altri casi che coinvolgono la volontà e la logica di Dio. Infatti, vengono in evidenza dei fatti quasi simili: dal fatto che satana interrogò Gesù nel deserto si è avuto modo di vedere il potere satanico di intervenire in ogni circostanza per ostacolare il piano di Gesù, anche quando usò Pietro oppure Tommaso o Giuda fino alla croce. Gesù, in quel frangente di tempo del martirio di Giovanni possiamo capire che non era il suo tempo di intervenire. Questo perché bisogna che l’uomo capisca i piani e tempi di Dio anche quando gli sembrano illogici. Il sacrilegio di Erode, che ha fatto uccidere Giovanni, è stato la trasparente figura di riflesso di satana che fece uccidere Gesù sulla croce. Giovanni come è stato anteposto nella predicazione di Gesù lo è stato anteposto anche nel sacrificio della morte. Tutta una logica divina che va fuori dall’intelletto umano, che considera illogico, il sacrificio della salvezza. Giovanni fu incatenato e decapitato, Gesù fu legato e appeso alla croce in una posizione intermedia tra il cielo e la terra, come per rappresentare il ponte che attraverso di Lui possiamo andare nel regno dei cieli.  Erode, invece, rappresenta l’anima travagliata dell’uomo, legato al mondo che guarda con timore Dio ma mai decide di ripudiare il mondo. È la posizione che Dio detesta, per la quale, nella inconsapevolezza del giudizio divino, l’uomo persiste nella logica razionale e, quindi terrena, trascurando la reale saggezza divina.   

Pace e fede nel Signore     

 

 

martedì 16 giugno 2026

COSA VUOLE GESU'

 

Dopo che abbiamo letto il vangelo abbiamo imparato quello che Gesù ha fatto e ha insegnato. Ma vi sono alcune richieste, da parte di Gesù, che sottovalutiamo considerandoli solo parole. Matteo 9:13 Ora andate e imparate che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrificio, poiché, io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori. Parole semplici ma che racchiudono un grande significato e impegno di capirle da parte dei credenti. Incominciamo a considerare la prima parola misericordia: perché Gesù chiede misericordia se è venuto a dare amore, ha comandato il mare e fermato la morte facendo risuscitare i morti? Non avrebbe Gesù dovuto chiedere onore, riconoscimento e sottomissione, per avere preso la causa del mondo e salvato l’uomo? La misericordia, ciò che Gesù chiede, configura la compassione e la pietà che l’uomo dovrebbe dargli contro al modo che lo ha fatto morire in croce. Nessun merito di offerta sarebbe degno l’uomo, secondo logica razionale terrena. Eppure qui sta la illogicità superiore di Dio di chiedere misericordia contro la logica umana considerata sensata. Consideriamo adesso la parola sacrificio: esso si riferisce ai sacrifici di animali in olocausto e a quelli che si compravano usando il denaro per sacrificarli davanti al tempio, ove Gesù stesso, ne abbatté i tavoli dei venditori. Il sacrificio è nulla se il cuore è lungi da Dio. Così pure il sacrificio che Gesù ripudia è una offerta impropria essendo Lui presente, come se fosse un pagamento per il suo sacrificio mescolando Dio e mammona. Gesù non ordinò mai agli apostoli di prendere denaro ma misericordia da chi li avesse ospitati. Come Dio ha provveduto per Gesù provvederà per chi si affida con fede alle sue parole.  Esaminiamo adesso le parole, non sono venuto a chiamare i giusti: da come è esposta la frase si può pensare che i giusti, poiché tali, non hanno il privilegio di essere considerati bisognosi di Gesù. Ma allora, che utilità si avrebbe di essere dei giusti? Diversamente il significato è questo: che se il mondo fosse un mondo di giusti che interesse avrebbe avuto Gesù di venire? Quindi la frase, non sono venuto per i giusti, si riferisce a, non sono venuto in un mondo di giusti ma di peccatori, inglobando Gesù tutto il mondo, essendo che non ce ne uno senza peccato.  Quindi Gesù non è venuto per salvare i peccatori come se fossimo dall’origine peccatori, e quindi, come se Dio abbia fatto l’uomo ab origine peccatore, ciò non sia, ma peccatore è diventato perché il peccato è entrato nell’uomo già giusto. 

Pace e fede nel Signore 

 

mercoledì 27 maggio 2026

LA CHIESA OGGI

 


 

La chiesa cristiana di oggi non gode di una buona salute, per questo, vogliamo evidenziare alcuni aspetti che rivelano quanto desiderio si abbia nello sperare del ritorno della antica dottrina con sincerità di fede. Gli alti locati del clero dicono che la chiesa oggi si poggia su tre ingredienti: fiducia, umiltà e comprensione. Secondo noi questi riferimenti sono imbevuti da un fumus culturale mondano e tralascino la vera motivazione del credo che si dovrebbe attingere dagli insegnamenti di Gesù, Capo della Chiesa. La parola fiducia è la surrogazione della parola emotiva fede, divinamente richiesta come prima condizione di amare Dio, invece, si oblitera ponendo la fiducia che come base letteraria ovattata da un fascino culturale della ragione. Qui il primo distacco di prevalenza logistica razionale che prevale sul sentimento di fede è già amalgamato da tempo tra i ricordi arcani. Se la fiducia è chiesta come fondamento solido nel rapporto societario per il bene e il progresso sano di una civiltà non può essere anteposto alla fede nel considerare la professione della fede, legame divino, che è primo in assoluto. Sembra che vi sia, in occulto modo, di non evidenziare la fede nei discorsi eloquenti perché sa di arcano o di superato linguaggio o forse, di retrodato pensiero. Ecco che prende luogo la parola fiducia che spazia nei cuori dei prelati facendola diventare soggetto primo di base per l’insegnamento religioso, obliterando la vera fede dichiarata da Gesù. Considerando adesso l’umiltà: si evidenzia nei prelati e teologi, un forte tentativo di nascondere il vero carattere egoistico di chi deve evangelizzare la parola di Dio, ma che preferisce un accostamento all’atteggiamento opportunismo mascherato dal manto di pecora. Così si menziona l’umiltà essendo concorde con l’opinione diffusa che stanca dei discorsi corrotti opta per una società umile, considerandola umana e conforme a quanto Gesù insegna, non avvertendo che si allontana dai principi religiosi mentre finge di essere osservatore della fede in Cristo. Considerando adesso la parola comprensione: questa parola è l’anima di chi è propenso ad aiutare il prossimo immedesimandosi sui suoi problemi, mentre offre il suo sostegno incondizionato come se fosse un samaritano. In realtà la comprensione è usata molto ma con pochi frutti nel immedesimarsi agli altri. Il clero si atteggia proponendo i suoi consigli ma non esamina i problemi dei bisognosi, piuttosto comprende e consola con parole di affabile collaborazione ma è lungi da attuarsi come un samaritano. Non è allora efficace considerare la comprensione se le condizioni non sono permissive di un aiuto concreto. Basta comprendere e affiancarsi al dolore del bisognoso che sarebbe di gran lunga meritevole l’atto collaborativo che riempirlo di consigli e soluzioni che poco danno di aiuto e che il sentimento di comprensione sincero e il medesimarsi è meglio di quello di offrire con parole vuote. Tuttavia, i consigli possono aiutare molto se corretti e puri da ogni ipocrisia.