La chiesa cristiana di oggi non gode di una buona salute, per questo, vogliamo evidenziare alcuni aspetti che rivelano quanto desiderio si abbia nello sperare del ritorno della antica dottrina con sincerità di fede. Gli alti locati del clero dicono che la chiesa oggi si poggia su tre ingredienti: fiducia, umiltà e comprensione. Secondo noi questi riferimenti sono imbevuti da un fumus culturale mondano e tralascino la vera motivazione del credo che si dovrebbe attingere dagli insegnamenti di Gesù, Capo della Chiesa. La parola fiducia è stata surrogata dalla parola emotiva della fede, divinamente richiesta come prima condizione di amare Dio, invece, si oblitera ponendo la fiducia che come base letteraria ovattata da un fascino culturale della ragione. Qui il primo distacco di prevalenza logistica razionale che prevale sul sentimento di fede è già amalgamato da tempo tra i ricordi arcani. Se la fiducia è chiesta come fondamento solido nel rapporto societario per il bene e il progresso sano di una civiltà non può essere anteposto alla fede nel considerare la professione della fede, legame divino, che è primo in assoluto. Sembra che vi sia, in occulto modo, di non evidenziare la fede nei discorsi eloquenti perché sa di arcano o di superato linguaggio o forse, di retrodato pensiero. Ecco che prende luogo la parola fiducia che spazia nei cuori dei prelati facendola diventare soggetto primo di base per l’insegnamento religioso, obliterando la vera fede dichiarata da Gesù. Considerando adesso l’umiltà: si evidenzia nei prelati e teologi, un forte tentativo di nascondere il vero carattere egoistico di chi deve evangelizzare la parola di Dio, ma che preferisce un accostamento all’atteggiamento opportunismo mascherato dal manto di pecora. Così si menziona l’umiltà essendo concorde con l’opinione diffusa che stanca dei discorsi corrotti opta per una società umile, considerandola umana e conforme a quanto Gesù insegna, non avvertendo che si allontana dai principi religiosi mentre finge di essere osservatore della fede in Cristo. Considerando adesso la parola comprensione: questa parola è l’anima di chi è propenso ad aiutare il prossimo immedesimandosi sui suoi problemi, mentre offre il suo sostegno incondizionato come se fosse un samaritano. In realtà la comprensione è usata molto ma con pochi frutti nel immedesimarsi agli altri. Il clero si atteggia proponendo i suoi consigli ma non esamina i problemi dei bisognosi, piuttosto comprende e consola con parole di affabile collaborazione ma è lungi da attuarsi come un samaritano. Non è allora efficace considerare la comprensione se le condizioni non sono permissive di un aiuto concreto. Basta comprendere e affiancarsi al dolore del bisognoso che sarebbe di gran lunga meritevole l’atto collaborativo che riempirlo di consigli e soluzioni che poco danno di aiuto e che il sentimento di comprensione sincero e il medesimarsi è meglio di quello di offrire con parole vuote. Tuttavia, i consigli possono aiutare molto se corretti e puri da ogni ipocrisia.
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