venerdì 18 agosto 2023

CHI HA VISTO IL REGNO DI DIO?

 

E’ altamente difficile capire le parole pronunciate da Gesù ad alcuni dei presenti, che avrebbero visto il regno di Dio.  Luca 9:27 In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio. E’ da capire, come prima cosa, se la frase “regno di Dio” sia di forma empirica o abbia forma reale, cioè, se veramente alcuni degli apostoli avrebbero visto durante la loro vita terrena, materialmente, il regno di Dio. E’ convenevole esaminare alcuni altri versi affini che potrebbero darci una indicazione su che tipo di linguaggio stesse parlando Gesù. Giovanni 21:22 Gesù gli rispose: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi. Secondo la nostra veduta vi sono due aspetti che spiegano il vedere del regno di Dio:

il primo si riferirebbe all’apparizione di Gesù agli apostoli dopo i tre giorni dalla sua morte, poiché, dal momento della risurrezione Gesù iniziò ad operare secondo la via divina, essendo che prima di essere toccato da Magdalena disse che sarebbe andato al Padre. Prendono allora forma rivelatrice i seguenti versi: Matteo 16:28 …vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno. Questa ultima parola,” venire nel suo regno” si riferisce nel regno terra essendo, esso temporaneamente sotto la potestà del principe di questo mondo, mentre Gesù ne è il Re, mentre sarà Re assoluto nel luogo che sta preparando, cioè, il Paradiso, che secondo la nostra visione, sarà simile alla terra per il fatto che berremo il vino con Gesù e i patriarchi. Ecco perché Gesù disse: Giovanni: 21:22 Gesù gli rispose: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi. Su quanto detto vi è logicità cronologica dei fatti che si sono svolti dopo la risurrezione di Gesù riferibili a vedere Gesù in veste divina che avrebbe proiettato sulla terra con la sua nuova persona il regno di Dio. Infatti, l’apparizione di Gesù dopo i tre gironi della sua morte non appartiene a questo mondo ma sta collegata al regno di Dio che si manifestò, in parte, con la comparsa di Gesù agli apostoli. Vedendo Gesù che oltrepassò i muri e apparso agli apostoli nell’alto solaio possiamo assumere la prova che fu già manifesto il regno di Dio sulla terra e quindi, la sua presenza inglobò la presenza del regno di Dio sulla terra come Gesù aveva detto. Sarebbe inimmaginabile pensare che il discorso di Gesù si fosse riferito alla fine dei tempi. Nessun uomo avrebbe potuto vivere fino a quel tempo. E se qualcuno potrebbe insinuare che a Gesù tutto è possibile, in riguardo alla fine dei tempi, Gesù stesso ha detto che quel giorno è solo nella mente di Dio. Come allora, Gesù poteva dire che quel discepolo sarebbe sopravvissuto fino alla fine dei tempi se essa è collegata alla venuta di Gesù e il suo glorioso giorno se Dio non lo ha ancora deciso? Il fatto che Gesù disse a Pietro “che importa a te” starebbe nella comprensione che Pietro capì che si trattasse dell’apparizione di Gesù dopo i tre giorni della sua morte, altrimenti Pietro avrebbe chiesto quando sarebbe stata la fine dei tempi e della venuta nel mondo di Gesù:

il secondo aspetto della interpretazione che riteniamo sia la più probabile: Luca 9:27 In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio. Alcuni, si riferisce come sappiamo a Giovanni, se voglio che egli rimanga. La questione coinvolge due aspetti, una che Giovanni sarebbe morto come gli altri uomini come aveva affermato Gesù, l’altra che nell’asso di tempo della sua vita, Giovanni, avrebbe visto il regno di Dio. Da questa realtà detta da Gesù, ci chiediamo, quando Giovanni avrebbe visto il regno di Dio? Se riflettiamo ci accorgiamo che, quando Giovanni si trovò prigioniero nell’isola di Patmo, fu progettato da Gesù che proprio in quella occasione Giovanni avrebbe ricevuto la rivelazione della fine dei tempi o Apocalisse e, quindi, Giovanni come profetizzato da Gesù, ha visto l’Angelo di Gesù e tutto e di più, del regno di Dio con le vicende della vittoria di Gesù.  

Pace e fede nel Signore

 

 

 

 

venerdì 28 luglio 2023

LA TRASFIGURAZIONE

 

 

Strano che nessuno degli apostoli che furono chiamati da Gesù ad accompagnarlo al monte abbiano scritto sull’eccezionale evento della trasfigurazione. Nemmeno si sono espressi nel loro vangelo con un generico riferimento dei fatti. Caso eclatante che suscita meraviglia e stupore per il fatto che l’accadimento è stato rilevante se non unico e misteriosamente divino. Pietro, Giovani e Giacomo, sappiamo che sono stati i tre apostoli più vicini a Gesù ma anche gli unici che hanno mostrato un particolare carisma nella volontà di seguire gli insegnamenti del Maestro.  Come mai questo compito di trascrivere i fatti dell’eccezionale presenza della voce di Dio, lo Spirito Santo lo abbia fatto scadere ad altri apostoli, come Matteo, Marco e Luca?  E’ un mistero. Per ipotizzare questo misterioso motivo è necessario che esaminiamo prima il significato di questo evento divino. La prima cosa che possiamo osservare è che Gesù una volta arrivato sul monte con gli apostoli non fu trasformato ma si trasformò Egli stesso davanti a loro. Questo suscitò grande meraviglia, che essa divenne esuberante quando apparvero Elia e Mosè. La eccezionalità del fatto soprannaturale fece percepire agli apostoli di trovarsi in mezzo ad un evento divino e che Gesù fosse l’autore. L’emotività avviluppatasi nei cuori degli apostoli portò Pietro a dire: Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Pietro, nel cuor suo, avrebbe voluto che quel luogo fosse punto di riferimento dell’evento divino e da potere essere visitato per lodare Dio. I tre furono ancora sbalorditi quando Gesù parlava con Ellia e Mosè che gli apostoli sapevano morti ma che in quell’attimo scoprirono che Dio è il Dio dei vivi.  Meraviglia sopra meraviglia. Gli apostoli ebbero la sensazione di essere nella realtà dell’eternità tra i morti vivi e Gesù che governava quel presente mistero con la rivelazione di quello che aveva detto loro, di salire sul monte. Come è stato possibile che Gesù avrebbe avuto il potere di tramutarsi in un aspetto divino? La ragione che Gesù è il Figlio di Dio dimostra che ha poteri in cielo e in terra, essendo anche, l’autore dei fatti del misterio di Dio sulla terra.  Questo è quanto hanno appreso gli apostoli in poco tempo, sotto la guida eccellente di Gesù in stretto collegamento con Dio Padre che stava nella nuvola.  Dio stesso è sceso per confermare il patto di riconciliazione tra il mondo e Dio proclamando che Gesù è suo Figlio e che gli uomini tutti gli devono ubbidienza. La trasfigurazione di Gesù sul monte è stato un evento unico e singolarmente divino, che ha trasmesso al mondo la prova della creazione e della salvezza dell’uomo mostrando Gesù come Parola, essendo che Egli, poteva trasformarsi contro ogni legge naturale e mostrare ai re della terra che solo Lui è il Signore che comanda tutto il creato.  Tomando alla ragione per la quale i tre apostoli testimoni non hanno scritto di questo evento, dobbiamo ipotizzarlo al sistema divino spesso adottato da Gesù.  Ci ricordiamo che Pilato ma anche Giovanni Battista vollero sapere chi era Gesù ed Egli non gli rispose. Per il semplice motivo che i fatti e i testimoni che videro Gesù operare, avrebbero mostrato più prova che dirlo Gesù da se stesso. Così è avvenuto con gli apostoli testimoni del fatto della trasfigurazione di Pietro, Giovanni e Giacomo.  Sono stati così scelti dallo Spirito Santo altri apostoli che avrebbero narrato sotto rivelazione i fatti, allargando in quel modo la testimonianza con gli apostoli scriventi Matteo, Marco e Luca.  Possiamo dire, allora, che dai tre apostoli presenti si è avuta una vera testimonianza terrena e dai tre apostoli non presenti si è avuta una reale testimonianza dello Spirto Santo come rivelazione divina.  

Pace e fede nel Signore

 

 

 

giovedì 27 luglio 2023

IL DILEMMA DI PONZIO PILATO

 

 

Perché Pilato si è lavato le mani? E’ stato un atto irresponsabile di un magistrato romano o ha percepito di essere di fronte a un potere occulto? Egli era seduto in tribunale come giudice supremo senza alcun limite nell’esercitare la sua autorità ma dentro si sentiva incapace di risolvere una questione semplice ma enormemente misteriosa. Da un lato si trovò di fronte alla realtà di un verdetto espresso dalla maggioranza dei sacerdoti, semplice da eseguirlo, dall’altro la notizia fattagli recapitare da sua moglie che lo sconvolse profondamente.  Matteo 27:19 …. sua moglie gli mandò a dire: Non avere a che fare con quel giusto...  A questa notizia l’atteggiamento di Pilato cambiò tono ma senza alcuna manifestazione visibile che abbia fatto intravedere il suo dissenso al verdetto dato dal concistoro. Matteo 27:23 Ed egli aggiunse: Ma che male ha fatto? Essi allora urlarono: Sia crocifisso! Alla domanda, che male ha fato, i sacerdoti non hanno espresso pubblicamente i motivi di accusa ma solo il verdetto di morte, nascondendo mala fede e odio verso il Messia che sapevano che doveva venire.  Questo atto ha dimostrato la volontà di uccidere un innocente ignorando le dichiarazioni di Gesù di essere il Figlio di Dio.  In questo modo, hanno ignorato di attuare il perdono di Dio ponendo in atto l’odio dei pagani. Tra le due fazioni, cioè, quella dei sacerdoti e quella di Pilato si evince che il giudizio del governatore romano sia stato più equo di quello dei sacerdoti. L’atto che ha distinto il carattere più moralmente rilevante è stato che alla notizia della moglie, Pilato, nella sua riflessione legale fece prevalere quella di equità che lo portò, manifestamente a lavarsi le mani dando seguito al sogno di sua moglie da un lato e dell'altro a Dio per il suo estraniarsi dal giudicare Gesù. Pilato non poteva contrastare un popolo né tanto meno i sacerdoti di un popolo religioso, trovandosi in terra straniera e obbligato a dare a Cesare un rapporto positivo sul suo governo.  Egli, in modo indiretto ascoltò il consiglio di sua moglie avendo compreso che quel sogno era importante e guidato dagli dèi.  Non fu paura per Pilato ma discernimento di saggezza in un momento di grande difficoltà civile e politica dei rapporti di Roma con la Palestina. Per questo insistette nel ribadire, ma che male ha fatto. Ma se le cose dovevano andare così, allora, Pilato con il lavarsi le mani possiamo pensare che si è distaccato dal giudicare Gesù. Tuttavia, a torto o a regione egli occupa un posto preminente nel mistero di Gesù, essendosi reso neutrale di fronte a un giudizio che aveva radici divine più che ragione umane, ponendo solo i sacerdoti responsabili della morte di Gesù, perché collegati con la legge divina.  Come abbiamo visto non è stato Pilato ad avere avuto il sogno, poiché, se fosse stato lui ad averlo avuto, egli si avrebbe trovato in una difficile situazione quella di ubbidire o disubbidire, ma in quel modo, avvisato da un sogno proveniente da un terzo, ha potuto esercitare la mansione di giudice superpartes in ambito di un giudizio religioso faccende parte del popolo di Dio. Forse la sua conversione a Gesù incominciò da quel momento che da pagano pensò di lavarsi le mani per apparire senza colpa di fronte a Dio.  

Pace e fede nel Signore