mercoledì 6 luglio 2011

PERCHE' ESISTO?

Una domanda indefinita che abbraccia tutto e non restringe nulla, che spinge il desiderio e vanifica la volontà, che ci sprona e ci sconvolge in una miriade d’incertezze e d’incognite. Eppure, il suo mistero ci coinvolge come trascinati da un vortice, in un immenso universo di perché. Se consideriamo, per esempio, la successione riguardo il nostro fisico, avente una complessa struttura, vive in questa terra e la terra è collocata nell’universo e l’universo? Ecco che la nostra conoscenza non sa più proseguire. Potremmo però continuare, se usiamo la nostra immaginazione o la capacità di sognare. Per presupposto, se utilizziamo questi mezzi metafisici, vuol dire che la nostra esistenza avverte anche quello che non riusciamo razionalmente a vedere, allora, il non presente starebbe tra il materiale e l’invisibile. Esso è assente ma è presente in un altro luogo. Se sono presente in un luogo, lì esisto, ma il resto del mondo, percepisce solo la mia esistenza in quel luogo, ma non mi vede. Così, tra il fatto che esisto in un luogo e la percezione della mia esistenza consapevole dagli altri, vi sarebbe un rapporto come il corpo e l’anima.  La somma di questi valori super-normali compone l’esistenza, che è identificata come “umanità”, che sa di esistere, ma che non riesce a vedere sé stessa nella sua totalità. Se l’umanità fosse lasciata a sé stessa si distruggerebbe e l’immateriale occuperebbe il suo posto, cioè, tutto si ridurrebbe in una amorfa struttura non identificata ma non sarebbe così se esistiamo. Ecco che l’Ente che governa in armonia ciò che è invisibile e materiale, controlla in prima persona l’elemento esistenziale dell’uomo, permettendogli di avere una relazione con l’origine e la causa dell’esistenza, che è DIO.   Esistiamo, allora, perché l’Ente, che chiamiamo Dio, è per sua volontà in controllo di tutto, compreso l’universo. Alla domanda perché esisto, allora dovremmo invece dire: “Grazie Dio che esisto”. Ecco che questo ringraziamento ci rende idonei alla partecipazione piena dell’esistenza e conoscere il segreto della vita.
Isaia 66:2 Tutte queste cose le ha fatte la mia mano e tutte quante sono venute all’esistenza, dice l’Eterno. Su chi dunque volgerò lo sguardo? Su chi è umile, ha lo spirito contrito e trema alla mia parola. Avendo, così, compreso l’esistenza, sentiamo di appartenere a Dio e al suo Amore. Non cercate, quindi, l’esistenza nella ragione, né nella sapienza, né nell’esperienza, ma solo Dio da risposta a tutte le nostre domande, mentre ci fa esistere. E se ci leghiamo a Gesù, ci farà avere anche la vita eterna, perché al suon di una tromba, Egli apparirà per condurci proprio dal Dio Padre. Il solo vero Dio.       
Pace e fede nel Signore.


mercoledì 1 giugno 2011

LA LOCUSTA (giudrago)


Matteo 3:1 OR in quei’ giorni venne Giovanni Battista, predicando nel deserto della Giudea, e dicendo: 2 Ravvedetevi, perciocché il regno de’ cieli è vicino. La profezia è l’annuncio dei fatti del futuro, che prendono atto da una parola che grida nel deserto, una voce che rimbomba nell’arido cuore degli uomini evidenziando il senso del rimosso di una vita spoglia, ma che da essa può nascere il seme della fede. Giovanni grida, impersonando l’eco della parola di Dio, e apre con un suggerimento che l’uomo ancora può salvarsi. “Acconciate la via del Signore” prima che sia troppo tardi. Per mezzo di lui, Dio, incomincia a considerare il tempo maturo per iniziare il suo ministero della salvezza. “Addrizzate i vostri sentieri” Egli, dice, perché chi contrasta il volere di Dio, non potrà resistere alla sua ira e per certo si troverà in balia delle tenebre e la morte regnerà in lui. Così Giovanni, come un faro che indica al naufrago la terra ferma, fa conoscere che la venuta del Messia è la rocca della speranza e la via della salvezza. Matteo 3:4 Or esso Giovanni avea il suo vestimento di pel di cammello, ed una cintura di cuoio intorno a’ lombi, e il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Giovanni non era vestito da angelo né di autorità di potere, ma la sua persona era umile e viveva a contatto con la natura, e del suo frutto si nutriva. Locuste e miele selvatico, egli mangiava. In Gioele 2:25 Leggiamo: Ed io vi ristorerò delle annate che la locusta, il bruco, il grillo, e la ruca, quel mio grande esercito, che io aveva mandato contro a voi, avranno mangiato. La locusta è un insetto che si sposta in sciami, recando danni alle colture. Esso è menzionato come la capacità distruttiva dell’esercito di Dio contro chi produce erba cattiva e Giovanni, profeta di Dio, mangiava le locuste, per significare come Dio avesse distrutto chi, come l’erba cattiva, avrebbe cercato di abbattere il frumento, i figlioli di Dio. Il miele, raffigura, insieme con il latte, la dolcezza che era il cibo sano e benedetto della terra di Canaan, promessa al popolo di Israele, ma che loro disdegnavano non ascoltando più la parola dei profeti di Dio. Giovanni, vestito di pelle di cammello, portava una cintura legata ai lombi, come preparato ad accogliere il Messia. Egli, quasi raffigurava anche Adamo e quindi, l’uomo, che aveva ridotto il Giardino dell’Eden in un deserto. Così si presentava spoglia, quella parte di terra arida, ma a molti gli sfuggiva quel significato vivente, con il quale Dio volle che Giovanni rappresentasse nel deserto. Matteo 3:5 Allora Gerusalemme, e tutta la Giudea, e tutta la contrada d’intorno al Giordano, uscirono a lui. 6 Ed erano battezzati da lui nel Giordano, confessando i lor peccati. Come in altre occasioni, vediamo la misericordia di Dio sempre pronta a sovvenire affinché l’uomo si converta. Cosi molti dei dintorni, si raccolsero intorno a Giovanni confessando i loro peccati. Molti capirono che quella voce non era solamente umana, ma era anche l’eco del vento dello spirito divino, che annunciava la venuta del Messia. Si riversavano e si accalcavano per essere battezzati nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. I motivi per cui il popolo era li, andava al di là, di ogni oppressione politica, si trattava della ricerca della speranza, della venuta del Messia che avrebbe portato loro la buona novella della vita eterna. 7 Or egli, veggendo molti de’ Farisei e de’ Sadducei venire al suo battesimo, disse loro: Progenie di vipere, chi vi ha mostrato di fuggir dall’ira a venire? 8 Fate adunque frutti degni dal ravvedimento. Giovanni vide avvicinarsi dei Farisei e dei Sadducei, quelli che non credevano alla resurrezione e si indigna per la loro presenza, i quali, erano venuti non per ascoltare ma per distogliere i credenti dal battezzarsi nelle acque. Matteo 3:11 Ben vi battezzo io con acqua, a ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, le cui suole io non son degno di portare; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. Nel battezzare con acqua, Giovanni rivela un segreto, quello che dopo di lui uno più forte avrebbe battezzato col fuoco e con lo Spirito Santo. Un potere sconosciuto a noi uomini, di una realtà universale che misteriosamente ci collega alla dimensione divina, in un ambito di eterna esistenza e di rettitudine angelica, perché saremo con gli angeli di Dio, e li guideremo secondo il proposito di virtù e di santità che ci sarà dato e che non abbiamo mai saputo di possedere. Così, il convertirsi a Dio è vita e la sua volontà in noi è eternità. 
dr. Giuseppe Drago 



lunedì 25 aprile 2011

LA TERRA ( giudrago)


Dobbiamo considerarci affittuari o padroni del pianeta Terra? E’ una domanda che sembra a doppio fronte, di cui non sappiamo dare nessuna risposta, anzi non conosciamo nemmeno perché siamo qui. Come potremmo sapere se siamo inquilini o padroni, se non abbiamo firmato un rogito d’acquisto, o un contratto di locazione? Genesi 6:13 Allora Dio disse a Noè: ”E’ venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra per causa loro è piena di violenza, ecco io li distruggerò insieme con la terra. A quanto si possa capire, siamo degli inquilini, perché se il padrone decidesse di bruciare la sua casa non avremmo altro luogo, dove andare. 
Per chi crede in Dio, però, sa che non esistono di questi problemi. Perché Egli nel suo grande amore ha già fatto un patto con l’uomo. Parlando ad Abramo, Dio ha stipulato un patto senza scadenza, per mezzo del quale noi non siamo più considerati degli inquilini, ma dei suoi figli adottivi. Il Padre non butta fuori, allora, i suoi figlioli, parola di Dio. C’è anche un’altra condizione di garanzia, affinché l’animo timoroso dell’uomo non si disperi, ed è quella che Gesù ha già pagato un prezzo non di oro né d’argento, ma di sangue. Egli ha dato il suo sangue per la purificazione del peccato dell’intera umanità. 
Che cosa significa purificazione, se nulla in noi è diverso dal nostro fisico dai nostri predecessori? Non sono cose che hanno a che fare con il fisico, ma con lo spirito e non tutti capiscono questo significato. Infatti, per tutti quelli che credono in Gesù, sono affrancati e resi idonei di vedere Dio in persona, ciò è importante, perché vedere Dio nella sua Gloria, significa vivere in eterno, in eterna felicità. La Terra è il banco di prova, nel quale Dio ci modella, come fa il vasellaio, e man mano che cresciamo, ci accorgiamo di essere più maturi, mentre la nostra visione si allarga per diventare infinita, per sopportare l’infinitezza di Dio. 
Non importa se moriamo e il corpo si disintegra, quello che è importante è il corpo dell’anima che sebbene dorma nell’attesa della risurrezione, esso risorgerà ad anima vivente, com’era nel principio, ma questa volta sarà con un corpo immortale e senza peccato, ciò vale a dire, idoneo a stare vicino a Dio. Se Dio, accantonando il proposito di distruggerci, decise di preservarci, comandando a Noè di costruire un’arca, quanto ancora sarà grande il suo impegno di salvare l’intera umanità prima che Egli stabilisca la fine del mondo? 
Giovanni 14:1 Il vostro cuore non sia turbato; voi credete in Dio, credete ancora in me. 2 Nella casa del Padre mio vi son molte stanze; se no, io ve l’avrei detto; io vo ad apparecchiarvi il luogo. 3 E quando io sarò andato, e vi avrò apparecchiato il luogo, verrò di nuovo, e vi accoglierò appresso di me, acciocchè dove io sono, siate ancora voi. E’ facile capire, allora, che non siamo di questo mondo, perché la nostra patria sta lì, dove vive e regna Dio. 
Si parla sempre di Terra, perché Dio stesso assegnò questo nome a questo mondo e di Terra si parla in “Paradiso” Luca 23:43 Allora Gesù gli disse: "In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso" , e in Apocalisse 21:1 Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più. 
Cielo e Terra saranno sempre presenti e noi saremo con Dio, mentre Egli illuminerà il giorno che non avrà mai fine. Sarà come il giardino dell’Eden, ove tutto ritorna come prima. Così il Signore passeggerà in mezzo di noi e con gran gioia prenderemo il frutto della terra. Non conosceremo cosa sia la vecchiaia, perché la morte, è stata sconfitta. 
Chi legge queste parole, ponga mente, perché quello che sappiamo non è il tutto, né quello che vediamo copre tutto, perché l’incerto ci avvolge e ci separa, dal tutto. Non berrei l’acqua se non avessi sete, e se l’amore di Dio, pur non conoscendolo, lo desideriamo, allora è come l’acqua, Dio, lo sentiamo dentro, solo che il nostro desiderio verso di Lui è un sentimento che è più grande di noi. 
Se non comprendiamo oggi le sue parole, quando saremo con Lui, ogni cosa sarà pienamente compresa e vedremo tutto ciò che ci ha eluso la via, la verità e la vita. Se siamo uditori e fedeli al Signore, gusteremo la sua presenza. Pace e fede nel Signore. 

Aforismi di g.d.
IL NULLA: Se il nulla non fa parte della creazione di Dio, è certamente il mezzo che fu usato da Dio per fare tutte le cose, per questo motivo esso è nell’ordine della mente di Dio e quindi, fa parte del tutto.
IL BUIO: Se l’uomo non avesse paura delle tenebre, sarebbe come gli animali, avrebbe solo l’anima. Il suo spirito, però, appartiene alla luce. Ecco perché detesta le tenebre.
VICINO E LONTANO: Alcune persone che non conoscono Dio, avvolte sono talmente vicini, ma non riescono a vederlo, mentre altri che dicono di conoscerlo, non lo comprendono.
L'URLO DEL MESSIA
Il suo un urlo fu come un tuono,
squarciò nel silenzio la terra.
Il cielo diventò grigio,
e negli inferi fu come un terremoto.
Nei cieli vi fu un gran silenzio.
Tutti furono sommessi,
e Dio, forte e potente,
si volse ad altro loco.
Oggi, quel grido ancor rintrona
nel cuore e nell'aria che respiro.