mercoledì 7 ottobre 2020

NATANAELE

 

         L’apostolo Filippo di Betsaida, città natale di Andrea e di Pietro, si trovò a discutere circa l’apparizione di Gesù in Nazaret, con il suo amico Natanaele, ove quest’ultimo, avendo recepito la notizia della venuta del Messia, pose il dubbio che il Figlio di Dio potesse essere apparso in quel villaggio, piccolo e insignificante del regno di Israele. Che da Nazaret, non sarebbe potuto uscire qualcosa di buono lo conferma l’opinione popolare che da Nazaret, per il suo comportamento non recettivo delle cose divine non si sarebbe meritato l’onore di accogliere la presenza di Gesù, Figlio di Dio: Luca 25:46 E Natanaele gli disse: Può venire qualcosa di buono da Nazaret? Filippo gli disse: Vieni e vedi. Infatti, Gesù fu ripudiato a Nazaret proprio nel villaggio dove risiedeva la sua gente. Su questa opinione non gli si poteva dar torto a Natanaele di nutrire questo dubbio. Tuttavia, questa incredulità non era la dimostrazione di un non credente alle opere di Dio, piuttosto evidenziava una profonda fede, essendo che, pensava che dalla potenza di Dio e per la singolarità dell’evento divino, non poteva apparire Gesù a Nazaret. Nel colloquio Gesù, come riferito sopra, condivide la convinzione negativa del discepolo, ma nello stesso tempo gli dona una rivelazione unica e sbalorditiva della sua origine divinità. Dice a Nataniele che lo vedeva sotto l’albero di fico prima che parlasse con Filippo. Luca 25:48 Natanaele gli domandò: Come mi conosci? Gli rispose Gesù: Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico. Questa rivelazione sconvolse immediatamente il sentimento del discepolo che esclamando confermò che Gesù non era altro che il Figlio di Dio: Giovanni 25:49 Natanaele, rispondendogli, disse: Maestro, tu sei il Figlio di Dio tu sei il re d'Israele. La sua conferma, che contrastò la sua stessa opinione che aveva esplicitato prima a Filippo, lo fece subito un convinto discepolo, che a tal proposito, alcuni studiosi lo associano a Bartolomeo. Gesù, provò piacere a palare con Natanaele, poiché, egli non era solo un israelita che aveva fede in Dio e che aspettava con fede la venuta del Messia, ma rappresentava il credente pieno di sentimento, modellato ad essere pronto a ricevere la grazia del Signore. Egli, tuttavia, nutriva l’ansia che il Messia potesse operare subito e liberare il popolo di Israele, come un condottiero di Dio. Per questa sua fede opaca e non profondamente cristallina, Gesù, gli promette che lui vedrà cose maggiori di quello che ha esperimentato in quel momento e che di lui ne farà un fedele discepolo, per il quale, si suppone che verrà aggiunto a suo tempo ai dodici apostoli. Collocandoci ad una similitudine, possiamo dire che, mentre da un lato Zaccheo al momento dell’incontro stava sopra l’albero di sicomoro a spiare Gesù ricevendo una conversione immediata, Natanaele, anche lui vien subito affascinato dalla prova della divinità di Gesù. Così, i due personaggi sono simili nello investigare, in buona fede, contro Gesù ma che dopo averlo incontrato ne divennero pilastri della fede. Anche Tommaso, ebbe una simile esperienza, che, non credendo alla risurrezione del Messia, nel toccare con mani le ferite di Gesù, subito si inginocchiò affermando con profondo riconoscimento che Gesù era il Figlio dell’Iddio vivente. Natanaele resta l’uomo, di cui, Gesù poteva avere fiducia. Egli fu un vero Israelita, del tipo dei padri, ai quali, Dio ebbe a fare tanto favore e benedizione. Natanaele, rappresenta la gente che dal discutere sulla possibilità della realtà di Gesù, dopo l’incontro, ne divengono sacerdoti e servitori di Dio, fino alla fine della loro esistenza.

Pace e fede nel Signore

 

 

 

 

 

 

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