Due atteggiamenti che rappresentano il fondamento del carattere umano nella fattispecie morale per godere una pacifica convivenza esistenziale. L’interrogativo che si pone nei confronti di Dio è questo: è più necessario amare Dio o meglio è ubbidirlo. Questo è il problema che ci sfugge per determinare quale sia più coretto se porre prima nella conoscenza di Dio il sentimento di amarlo o l’ubbidienza conforme al suo volere. Poiché, si può amare ma non ubbidire e si può ubbidire e non amare; questa condizione ci lascia in bilico. Tuttavia, alla base sta un altro fattore: come si può amare o ubbidire se non si conosce? La più grande sfida che ci pone Dio è proprio questa. Dobbiamo amarlo senza conoscerlo, poiché, altri prima di noi hanno visto la sua gloria. Considerando le due fattispecie caratteriali amore e ubbidienza, secondo il nostro parere, converrebbe per prima cosa ubbidire Dio, essendo che è Lui che ci accrescerà la fede di amarlo attraverso la lettura della sua Parola, avendo noi condizionato prima il terreno fertile nel nostro cuore, che ci conduce a conoscerlo. Giovanni 20:29 Gesù gli disse: Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! E, sebbene non lo abbiano visto possediamo la sua Parola per mezzo della quale, possiamo anche conoscere Dio in Spirito ma soprattutto apprendere le sfumature del suo carattere che è operativo fin dalla creazione del mondo, del presente e del suo progetto per il futuro. Non è facile anzi è impossibile che l’uomo possa vedere Dio e vivere, poiché, Dio non può essere visto. Mosè volle vederlo ma Dio gli mostrò di spalle solo la sua gloria. Nell’ubbidire Dio, s’innesta un rapporto strettamente personale con Dio e nello specifico con Gesù, avendo Egli assunto la pienezza della persona del Padre sulla terra. Così, non è profittevole seguire le opere dei filosofi, se non per raffinare la nostra mente ad una maggiore sensibilità con la natura. Su tutto questo, cosa centrano le guerre e l’odio che ci opprimono? La guerra fa parte delle capacità difensive dell’uomo ma anche per uno scopo che non conosciamo, forse assimilarlo al peccato originale e a quanto Gesù ci conferma, che le guerre devono esserci. In fondo non intendiamo se essa è un evento necessario per costruire la complessità dell’uomo. Come sappiamo, la guerra oltre ad essere in Terra è anche nei cieli. Per il fatto che l’uomo non conosce i piani di Dio, diciamo che è necessario che tutto sia così, essendo che, se l'uomo li conoscesse potrebbe, con il suo libero arbitrio, contrastare i piani di Dio anche in buona fede. Ma che tipo di amore possa esserci nei riguardi di Dio se l’uomo non lo vede e se il tipo di amore che conosce è quello terreno? Amare Gesù, per esempio, senza vederlo pone una condizione di sentimento di amare la sua immagine senza vederla mentre la concretizziamo di fronte ai nostri occhi, l'altro tipo di amore nasce verso di Lui con la lettura della sua Parola poiché essa ce lo personalizza nella mente. In questo modo nasce un rapporto tra la realtà uomo e lo Spirito di Gesù, il quale, opera e modella il nostro cuore senza che ce ne accorgiamo. Considerando che il nostro spirito è superiore alla carne, nell’amare l’invisibile proiettiamo l’anima verso lo stato trascendentale, sublime e incorruttibile. Da questo proviamo ristoro e pace e un preludo di sensazione eterna.
Pace e fede nel Signore
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