domenica 20 marzo 2016

LA MENTE UMANA E DIO



Se Dio ci parlasse, l’eco delle sue parole, attraverso l’udito, invaderebbe la mente e gli effetti sarebbero percepiti dal cuore. Arriverebbero, poi, fino alle gambe, se vi fosse anche un rimprovero. Chi avverte tal esperienza, certamente in lui, il rapporto con Dio esiste. Nel caso che l’uomo ignorasse la sua voce, gli effetti sarebbero devastanti, ma anche in questo caso vi sarebbe prova indiretta dell’azione del divino. Il fatto che la natura dell’uomo non riesce a concretare il trascendentale, è da paragonare al fatto che la nostra natura non ci permette di vedere la dimensione dell’invisibile, se esso sia reale o no oltre tale limite.
A causa di questa inibizione la mente cerca nell’ignoto, un surrogato che sia un indizio dell’invisibile e scrutando il cielo consihdera gli astri, elementi costitutivi di una realtà che rappresenterebbe la proiezione dell’invisibile, risultante dallo scontro dell’infinitamente grande con l’infinitesimale piccolo. Qui, l’immaginazione prende possesso del pensiero che lo spinge tra la linea di confine dell’immensamente grande e lo pone all’inizio dell’invisibile. La mente non avendo la capacità di individuare il divino, lo percepisce, allora, come presente invisibile.
Se nei tempi passati i filosofi riuscirono a dare solo ipotesi varie del sistema oscuro dell’esistenza, oggi con la maggiore conoscenza, la questione è diversa. Rimane però lo stesso grado di difficoltà d’intendimento della natura nell’individuare l’origine del tutto. Il rapporto nuovo che nasce, è dimostrare la relazione che esiste tra l’esistenza dell’uomo sulla terra e l’esistenza della terra nell’universo, con l’esistenza dell’universo nella mente di Dio. Ci accorgiamo che più si scoprono i segreti della natura più l’uomo ha difficoltà a leggerli, essendo che la mente ha a che fare con l’infinito, la cui difficoltà di lettura si aggrava in modo esponenziale, sia perché il nulla e il tutto sembrano avere la stessa faccia, sia perché l’evolversi dei segreti progredisce come posti in una spirale. Così, più si scopre più s’ingrandisce l’incognito, assumendo l’uomo sempre più coscienza di essere isolato in un caos indefinibile. La percezione di essere coinvolti in un legame diretto con il divino si manifesta nell’essere, in modo più evidente, quando si trova di fronte a un’insidia e in special modo, di fronte alla morte. Perché nasce nell’uomo questo stato di sudditanza al divino, nei momenti tragici e non si avvale delle proprie forze? E’ la natura intrinseca dell’uomo, che come una forza interiore, lo dirige a chiedere un aiuto esterno. Siccome un altro simile non può mutare l’immutabile, ecco che l’anima si rivolge alla vera sorgente invisibile. In realtà siamo in questo mondo non per conseguenza di una nostra volontà ma per derivazione divina. Siamo la causa oggettiva di una volontà suprema che ha deciso questo evento terreno, per cui, per realizzazione e non per paura, si manifesta questo rapporto col divino. Un indizio di tale rapporto si manifesta nel momento in cui sogniamo. Esso è rivelatore di un nesso con il divino, incomprensibile a essere decifrato, ove la mente è coinvolta, sebbene in fase di riposo, ad attivarsi per registrare quanto le è trasmesso, mentre è trasportata in una dimensione oscura e misteriosa di cui si disconosce lo scopo.
Quando il sogno è importante, si realizzano il ricordo e il significato, ma nel pensiero resta sempre il mistero del collegamento del proprio protagonismo con una dimensione astratta verosimile. Infatti, spesso, il sogno rispecchia la natura che ci circonda ma in visione ora distorta ora meravigliosa. Il fatto rimane per quello che è, poiché non si è capaci di trovare la realtà. Quando Dio si manifesta nei sogni, è un fatto eccezionale. Bisogna quindi, che l’uomo ne tenga conto, perché la comunicazione è sempre positiva per l’esistenza, che sia un preannunzio di bene o di un male. Se è di un male, vuol dire che esso è in espiazione per ricevere il bene. Tutti questi fatti che si manifestano nell’esistenza dimostrano che il rapporto con Dio è una realtà inconfutabile, poiché avendo l’uomo tentato di contrastare o ignorare questo rapporto, per lui, il risultato è stato disastroso.  L’uomo non può esistere da se stesso, poiché non ha i presupposti né le condizioni per superare o risolvere gli elementi della struttura dell’universo. Tuttavia, gli è stata data la capacità di poter raggiungere questo traguardo sotto specifiche condizioni e osservanze.  Quali possono essere queste osservanze? Non è difficile conoscerli se l’adeguamento del nostro io si ponesse al di sotto, di quello divino. L’uomo si trova nel punto medio tra il libero arbitrio e l’osservanza. E’ la sua saggezza e la conoscenza della sua posizione di fronte a Dio che deve farlo ragionare, non seconda logica razionale, ma egli deve essere tinto della saggezza divina, così acquisire una struttura temperata di esistenza degna di colloquiare col divino. Questa ipotetica armonia è osteggiata dalla propria visione falsa del sentimento d’immortalità, per il quale l’uomo non pensa alla fine dei giorni, perché le condizioni e l’esistenza armoniosa sulla terra non lo fanno riflettere a questo limite e decidere per quella salvatrice posta dal divino. Si trova così, in un dilemma che non riesce a risolvere e se crede di averlo definito non è altro che illusione di una veduta appariscente e irreale.
 L’uomo tralascia la realtà che è a portata di mano per occuparsi dell’immediato che sarà futile nel momento del bisogno o di fronte alla morte. Se egli è stato posto in questa terra, allora non è di questo mondo, per questo motivo a un’attenta analisi deve scoprire la sua provenienza, e questa realizzazione può farla solo con l’aiuto del divino. La sua posizione, dopo aver deciso di definire lo scopo della sua vita, è di porsi nel limite della realtà e cominciare a leggere l’invisibile chiedendo aiuto al divino che lo ha posto in questo mondo. Questo richiede dei sacrifici e delle rinunce, dalle quali trae benefici e ricchezze in questo mondo. E’ solo da fare un’attenta esaminazione della sua posizione, e considerare per un attimo, che la sua esistenza non è eterna in questo mondo.  Se l’uomo guarda il cielo come sistema, non arriverà mai a concretare la sua funzione, diversamente se lo concepisce come creazione, allora, arriverà a colloquiare con il Creatore, che lo immette nella dimensione del divino e gli fa percepire l’eternità delle cose e della stessa vita. Questo compendio ci porta inevitabilmente a riconoscere Dio nelle sue diversità di manifestazione e di considerare attentamente le Sacre Scritture. Pur considerando, secondo qualcuno, che esse sono state scritte e manipolate da uomini che hanno avuto interesse, è indiscutibile che chi le abbia osservate, si è trovato in una posizione di pace e serenità con una visione consapevole delle vicende del mondo. Chi le osserva, ha una particolare sensibilità a correlarsi col divino e riesce facilmente a superare la linea di demarcazione tra la realtà e l’invisibile. Questa virtù manca a chi s’immedesima a contemplare la realtà come unica sorgente e considerare la vita senza uno scopo, poiché trascura di considerare l’armonia del sole e di tutti i corpi celesti che sono governati e non confusi. La sua conclusione razionale resta sulla terra non considerando il cielo e tutto l’universo. In tal modo l’uomo resta irrequieto trovando soluzioni detrimenti e dannose che lo portano alle guerre, che non fanno altro che offuscargli la visione del divino.  
Pace e fede nel Signore

martedì 1 marzo 2016

SCENDI DALL'ALBERO



Se, nei nostri tempi, un noto personaggio dello spettacolo può suscitare tanto interesse da muovere una grande folla, quanto più Gesù nello spostarsi da un luogo all’altro, provocava l’afflusso di numerose moltitudini, per vederlo e soprattutto per sentirlo parlare. Egli, non lasciava autografi, ma sanava i cuori con il suo semplice annuncio della salvezza.
Un uomo, di nome Zaccheo, con potere istituzionale di stato, incuriosito di scoprire chi fosse Gesù, pensò di salire su un albero di sicomoro, per poterlo osservare nel momento che gli passava vicino. I motivi di questa sua decisione furono due, il primo perché egli era di bassa statura e l’altro, di potere essere libero di osservarlo senza essere visto. Vi era anche, un altro motivo occulto, quello di osservare l’esecuzione dei miracoli, se Gesù avrebbe potuto essere un soggetto fiscale che produceva un proprio interesse economico, e quindi, da generare tasse per l’impero romano.    
 Luca 19:5 E come Gesù fu giunto a quel luogo, alzò gli occhi, e lo vide, e gli disse: Zaccheo, scendi giù prestamente, perciocché oggi ho ad albergare in casa tua.

Le cose, purtroppo, non sono andate come Zaccheo aveva previsto, perché senza che se ne fosse accorto, fu scoperto da Gesù e invitato a scendere. Zaccheo sicuramente si meravigliò e avrà detto fra se, come mai costui senza conoscermi mi ha scoperto e mi ha chiamato per nome? La stessa percezione di Nataniele:
Giovanni 1:48 Nataniele gli disse: Onde mi  conosci? Gesù rispose, e gli disse: Avanti che Filippo ti chiamasse, quando tu eri sotto il fico, io ti vedeva.

 Il suo stato d’animo, fu poi invaso di stupore, quando Gesù gli disse che quel giorno avrebbe albergato a casa sua. Egli, capì subito che Gesù era veramente il Messia e il suo repentino cambiamento di opinione ne fu conferma del suo convincimento, perché all’istante il suo cuore fu sanato, e mentre scendeva dall’albero, sentì d’essere un uomo nuovo. I miracoli che egli pensava di vedere su gli altri, furono realizzati su se stesso.

Consideriamo due fatti che coronano il significato di questo incontro. Nella prima fase vediamo che facendo scendere Zaccheo dall’albero, Gesù gli dona la vita, dopo averlo convertito.  La seconda fase è una riflessione che Gesù fa, nel momento in cui si troverà in croce, e come se fosse stato al posto di Zaccheo, nell’albero, qualcuno lo avrebbe spronato a scendere, mentre lo aveva già condannato a morte.
Così, Zaccheo, rappresenta il mondo ma che a differenza di lui, pur avendo sentito parlare di Gesù, rimanda l’occasione di incontrarlo, rimanendo nell’albero. Gesù supera questa barriera che l’uomo ha costruito davanti a se. Egli bussa alla porta del suo cuore, chiedendo di volere entrare per donargli la vita.
Se saremo fiscali nel pensare solo al nostro interesse terreno, allora saremmo peggiore di Zaccheo, rimanendo nell’albero per essere un giorno come foglie che diverranno concime per l’albero.